Visualizzazione post con etichetta Musei. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Musei. Mostra tutti i post

mercoledì 16 febbraio 2011

I’ll be Your Mirror – Nan Goldin

http://www.youtube.com/watch?v=BUIAsWsqiyk

Clo mi ha scritto una bellissima frase a proposito di questo documentario che ieri ci siamo sciroppate all’insegna dell’allegria galoppante e sfrenata:
“Non ho ancora capito se la NY degli anni ‘70 ha prodotto solo artisti o se qualsiasi depravato che ci abbia vissuto sia considerato artista solo per essere stato al posto giusto nel momento giusto a fare le cose sbagliate”.
Direi che ha riassunto in 2 righe il pensiero dell’intera sala. Party alcolici, abuso di droga, sesso libero&selvaggio e orge varie (uomini, donne, trans, gaylesbo, drag queens, cani, porci) erano all’ordine del giorno nella vita da ventenne di questa fotografa che inizia a scattare immagini di persone come tracce, per non perdere mai il ricordo di coloro a cui vuol bene. Sconvolta dal suicidio della sorella maggiore quando era ancora una bambina, Nan scappa a NY appena quattordicenne e inizia la sua ribellione a suon di eroina, circondata da un gruppo di amiconi drugá ma con i quali tuttora mantiene ottimi rapporti dopo un tot di passaggi in clinica per disintossicarsi. Con i sopravvissuti, ovviamente. Perché con l’arrivo degli anni ’80 arriva anche l’AIDS e pretende il pagamento per l’abuso di droga, il sesso libero&selvaggio e le orge varie (uomini, donne, trans, gaylesbo, drag queens, cani, porci).
Questo é stato l’aspetto che mi ha piú colpita e che meglio ha reso, secondo me, il senso di perdita che deve aver sperimentato l’autrice (il documentario é autobiografico e narrato in prima persona) che si chiede con che criterio alcuni si siano ammalati e altri, come lei, no, nonostante tutti fossero ugualmente coinvolti...il sapore della libertá assoluta che all’epoca si credeva di avere, il pensare di poter esagerare in vizi e perversioni senza limiti di sorta e senza un prezzo da pagare...e la sua brusca interruzione all’arrivo di questo fantasma dai contorni indefiniti, che ha iniziato a colpire qualcuno come una semplice infezione polmonare e poi uno dopo l’altro in tantissimi hanno cominciato a incavarsi e a morire con una flebo nel braccio e l’amico di fianco al letto a reggergli la mano scheletrica per l’ultima volta. “Ci credevamo immortali”, ha detto un intevistato, HIV positivo, che prende 4 pastiglie al giorno per tenere a bada le infezioni mentre ammette la paura che lo assale quando si rende conto che sta per morire anche lui.
Temevo che il documentario fosse per “pochi radical chic” (citazione molto attuale) e/o intellettualoidi da strapazzo, invece l’ho trovato commovente e ben articolato fra fermi immagine, interviste, voce fuori campo con racconti di vita vissuta. Che poi, esattamente come Clo, mi venga il dubbio che l’Arte sia spesso da ricercarsi da tutt’altra parte...é un’altra storia ancora.

martedì 13 aprile 2010

The Museum of Everything

Pinacoteca Giovanni e Marella Agnelli

Dalla Stampa: "Un labirinto molle, tortuoso e stipato fino all'inverosimile di oggetti, follia e ossessioni materializzate. In mostra quasi 800 opere di artisti non convenzionali del XX secolo"

E così è. A volerci mettere sopra un'etichetta, la dicitura sarebbe "Art brut o Outsider Art o Arte Folk o Non-arte", ma come dice il tipo della Stampa si tratterebbe di una pecetta "di comodo ... strangolante". In scena ci sono ispirati e auto-didatti e le loro creature sono spesso il risultato di pulsioni maniacali, di forze medianiche che si esprimono con "voci", di ossessioni, di handicap...molti di loro non conoscono le "regole" e i grandi del passato, sono rimasti internati per lunghi periodi nei manicomi di una volta.
L'ingresso alla mostra è mozzafiato.. Nek Chand (http://www.nekchand.com/index.html), ispettore delle strade a Chandigarh in India: ogni sera tornando a casa raccoglie bottoni, pezzi di vetro, piatti e piattini rotti e crea il suo giardino personale, il suo eden su questa terra dove al posto delle piante ci sono "cose".
George Widener, un'artista autodidatta ossessionato dalla matematica con i suoi diagrammi magici dove riporta tutte le date, anzi tutti i venerdì, durante i quali si è verificata qualche sfiga nel mondo.
Le bamboline morbose di un certo Bartlett che ricordano un sacco la Lolita di Nabokov...angoscia allo stato puro!
I quadri colorati di Carlo Zinelli, schizofrenia paranoide, gli acquarelli catartici di un certo Darger, abusi sessuali da piccolo...spesso roba scoperta per caso e che soltanto per caso non è andata perduta.
Insomma una mostra all'insegna NON della comprensione, ma delle SENSAZIONI. E come scriveva uno degli outsider in mostra di cui non ricordo più il nome "... opere che risplendono dall'interno e cancellano la necessità di noiosi dibattiti".
Bella...da andare a vedere!!!!

PS: Ki ... io sono pronta per bissare;)!!!!

sabato 3 aprile 2010

Ma quant'è bello il MAO?

FINALMENTE sono riuscita ad andare al MAO approfittando di un non previsto giorno di ferie pre-pasquale. Uno SPETTACOLO!
All'ingresso, due giardinetti zen con acqua corrente plin-plin-plin già isolano la mente dal mondo esterno e introducono agli allestimenti dei 4 piani di esposizione in questo palazzo storico (il seicentesco Palazzo Mazzonis) splendidamente restaurato e adibito a museo. Arte birmana, cambogiana, thailandese, cinese, giapponese (YYYEEAAHHH!!! Le armature da samurai sono un incanto!), indiana, himalayana e araba, con reperti interessanti, disposti in maniera intelligente, ben illuminati e ben descritti- cosa da non sottovalutare...la mostra sull'Egitto a Venaria lo scorso anno avrebbe avuto bisogno di qualche ritocchino, sotto questo punto di vista...
Tralasciando la bellezza del Palazzo in sè, che presenta stanze, scale, infilate di corridoi e affreschi degni di Palazzo Reale, sono geniali ed evocative, a parer mio, alcune ambientazioni: la parete di metallo intarsiata a bambù con luce verde alle spalle nell'area giapponese, l'area himalayana dipinta di rosso monacale (spettacolari le copertine di legno intagliato!), la zona dedicata all'arte araba, dipinta in verde smeraldo, allestita all'ultimo piano di un'area nuova a cui si accede tramite una lucidissima scala di legno che spalanca la vista su un'infilata di tappeti e copricuscini rossi iraniani che preludono a coloratissime vetrine di ceramiche verdi e azzurre. Davvero un bel colpo d'occhio.
Dimostrazione che quando circolano un pò di soldi che nessuno si intasca, le cose le sappiamo fare. E anche bene.

http://www.maotorino.it/

martedì 23 febbraio 2010

Il broccolo e la specularità /La specularità

Visita guidata alla GAM … e, per fortuna, era guidata altrimenti io e Dani non ci avremmo capito una cippa;)!!!!
Alla GAM hanno cambiato i criteri espositivi e sono passati da un ordinamento cronologico ad un di tipo tematico … ma che tematiche!!!!! La specularità, il genere, la veduta e l’infanzia … accostamenti sui generis tra opere e tematiche che richiedono un lavoro cerebrale niente male ;-)!!!
Il mio primo pensiero è stato “..vedrò quadri/sculture che riflettono;)), quadri/sculture che contengono superfici riflettenti, …” ed invece niente di tutto questo xkè la specularità messa in esposizione avviene a livelli più subliminali ( tu che rifletti te stesso/a nella donnina di Novembre del Fontanesi seduta in prossimità del bosco con torme di pensieri ke le/ti invadono la testa, l’omino del Pellizza da Volpedo e il suo fuoco acceso le cui fiamme riflettono il desiderio, la ricerca di calore umano, ….) etc etc fino ad una specularità, multipla-triangolare su De Chirico, Savinio (suo fratello) e Kounellis … che se il tipo non ce l’avesse spiegato il triangolo non l’avremmo neanche notato oppure notato, ma x niente capito!!!!
Comunque … la cosa più stramba di tutte è stata Gladonio di un certo Ontani che verrebbe da ribattezzare la specularità ermafrodita ;): pose moooooolto femminili su due gambe pelosissime (e non sembravano peli di ricrescita pre-ceretta;), mazzo di gladioli che coprono la zona hot, ma che ad altezza faccia lasciano intravedere uno spiraglio di volto comunque inutile per il riconoscimento del sesso;) … e a complicare le cose anche la disposizione dei gladioli che secondo quanto narrato dalla guida dovrebbe far venire in mente una VAGINA … mah … io non sono riuscita a vederla neanche sul passaggio di ritorno :) …!!!
Insomma il giro è stato stuzzicante, anche se “impossibile” & “incomprensibile” senza la guida … a meno che non si sia dei super esperti in materia …e naturalmente non era il nostro caso ;)!!!!

domenica 13 dicembre 2009

World Press Photo 2009


Inutile dilungarsi sulle immagini di quest'anno...crudissime, toccanti, assurde, ignobili. Si esce contenti di essere in via Giolitti e che l'Ossezia manco si sappia esattamente dove sia.
Solo un dubbio. Ma se io (inteso come "essere umano qualsiasi" e non "reporter free lance con un pelo tanto che vuole vincere a tutti i costi il WPP 2009") fossi lì...scatterei andando praticamente in bocca al tipo con la testa schiacciata dallo scarpone di un poliziotto...o cercherei piuttosto di malmenare il suddetto poliziotto?
E una domanda. Ma perchè il reportage dev'essere necessariamente 'na tragggedia greca? Possibile che il mondo sia TUTTO una simil merda? Possibile che non si possa scattare un portfolio di immagini su persone che stanno BENE? Non fa notizia? (alla fine le domande sono state 4). Un conto - dico io - è DOCUMENTARE. E allora, per Dio, ben venga chi fotografa il tanzanese albino con il cancro alla pelle che vive di carità col figlio, albino pure lui e quindi a rischio esporto organi per farci (21°secolo, N.d.A.) pozioni magggiche dallo stregone locale (21° secolo, ribadisco, N.d.A.)...vuoi mai che scatti la colletta di beneficenza per aiutare sto cristo (*). Ma ci sono foto che sembrano scattate apposta per mostrare morbosamente il dolore umano...che mi sembrano fatte solo per stupire la giuria dimostrando che il reporter ha avuto palle a ficcarsi in quella situazione spinosa. Il confine fra morbosità e carità credo sia molto sottile...e quindi non voglio giudicare, anche perchè dall'alto della mia bella stanza calda e comoda sono proprio una delle ultime persone che lo può fare.

(*) Ricordo ad esempio che un fotografo del National Geographic aveva fatto uno scatto in Perù a un pastorello in lacrime perchè un camion aveva appena investito e ucciso le sue pecore, unico sostegno della sua famiglia. La foto aveva fatto il giro del mondo e si erano raccolti talmente tanti soldi da poter ricomprare un gregge intero a questo bimbo che - quando le aveva ricevute - era scoppiato di nuovo in lacrime perchè non ci credeva :-) Esempio di quando il reporter dimostra di avere un cuore...