sabato 28 agosto 2010

Sei donne e un libro

Il commissario De Vincenzi, nonostante le indubbie capacità logiche e deduttive che gli sono proprie, diciamolo, è davvero uno snob antipatico dai modi altezzosi e spesso insolenti. Ma i romanzi di De Angelis, ambientati nella Milano degli anni '30, hanno un gusto retrò particolare, nostalgico quasi, un pò Signorina Felicita, un pò salotto di Nonna Speranza e vaghi echi gozzaniani. Ai giorni nostri fa tenerezza leggere di "gentiluomini" o "gran signori" che fanno il baciamano a "nobildonne altere" che mai uscirebbero di casa senza cappellino a veletta e ombrellino, oppure di "garzoniere", "tramvai", "vene jugoulari", o ancora leggere una lettera del commissario stesso alla sua cara "mammetta" rimasta in Val d'Ossola con la domestica e il cane mentre lui lavora in città guardato a vista dalla sua vecchia balia che lo accudisce ("Antonietta, preparami i vestiti, preparami il bagno!"). Reminescenze a parte, la trama regge intrigante anche in questo romanzo datato 1936 che ruota attorno a un misterioso libro dai toni erotici (oddio! scandalo!) scomparso da una liberia antiquaria e i personaggi si susseguono ben delineati nell'aspetto (notevoli le descrizioni delle 6 donne protagoniste) e nel loro muoversi attraverso le pagine. L'assassinato è un primario ex-senatore donnaiolo convinto e quindi si sta dalla parte dell'assassino fin dalla scoperta del cadavere, quasi si vorrebbe un finale con De Vincenzi che intuisce ma perdona e lascia fuggire...

Augusto De Angelis nacque a Roma nel 1888 e svolse l'attività di giornalista e scrittore durante il fascismo [...] Egli riuscì a creare, nonostante le strette maglie della censura fascista su questo genere letterario (tra cui l'obbligo di adottare nomi stranieri per i personaggi che si rendevano colpevoli di qualche delitto e quello di non rappresentare suicidi), una figura di poliziotto svincolata sia dai modelli anglosassoni sia dai modelli che in qualche modo potevano richiamare le 'maniere forti' care al regime [...] De Angelis [...] dopo l'8 settembre del '43, a causa di una delazione, venne arrestato col l'accusa di antifascismo. Segregato nel carcere di Como ne uscì solo dopo alcuni mesi assai malconcio e debilitato. Tornato a Bellagio, dove risiedeva, ebbe la sfortuna di incontrare la donna che lo aveva denunciato, la quale, avendo visto in che condizioni versava attualmente lo scrittore, tentò goffamente di scusarsi. De Angelis le disse di lasciar perdere in quanto ormai 'acqua passata' ma questo provocò il fraintendimento del fidanzato 'fascista' della donna che, interpretando come un affronto la discussione fra i due, lo picchiò selvaggiamente con calci e pugni fino a provocarne la morte dopo pochi giorni, precisamente 18 luglio del 1944. La figura del commissario De Vincenzi finì così nel dimenticatoio almeno fino ai giorni nostri, eccezzion fatta per una breve riscoperta negli anni '70 grazie all'interpretazione del commissario fatta dal grande Paolo Stoppa in una serie televisiva della Rai basata su tre romanzi di Augusto De Angelis (Il candeliere a sette fiamme, L'albergo delle tre rose, Il mistero delle tre orchidee).

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