domenica 25 aprile 2010

La Bella & la Bestia

E va bene, ho pianto, e allora? Era troppo bello! E poi il cartone della Disney è uno dei miei preferiti, quindi la lacrima facile quando la Bestia torna umano ci stava tutta!

Scenografie da paura e costumi fantastici ("Mamma, guarda, il vestito giallo di Belle!" ha urlato la bambina dietro di me alla scena del ballo...e quell'abito è in effetti anche al top dei miei sogni da principessa, preceduto di pochissimo da quello cangiante della Bella Addormentata!), lo spettacolo al Teatro Nazionale di Milano, restaurato e inaugurato proprio con questo musical, è durato quasi 3 ore di magia Disney pura. Belle voci, canzoni adorabili (le sapevo TUTTE! Ma quant'è splendido il pezzo strumentale del tema principale?) e orchestra dal vivo, balletti e coreografie coinvolgenti (fantastica la ricchezza degli effetti scenici nella scena della cena al castello...c'erano ballerini-piatti, ballerini-posate, ballerine-tovaglioli, una cavatappi, sale&pepe che spruzzavano polvere dalla testa, ah, ah!), Lumiere con una torcia per mano, Tockins con il pendolo sulla pancia, Mrs. Brick con il beccuccio della teiera sul braccio, Chicco con la testa a tazza, il sexy-piumino per la polvere, l'armadio dei vestiti...ah, ma che forte, tornare bambini, diciamocelo, ogni tanto fa benissimo allo spirito...e infatti credo abbia provocato quest'effetto-magia non solo a me ma a molti presenti in sala, a giudicare da applausi scroscianti, urla e standing-ovation (ed erano gli adulti, questi, non i gagni...) dal momento della trasformazione della Bestia in poi. Quasi come se fossero stati i bambini a portare gli adulti a teatro e non viceversa.
Io ci tornerei volentieri, in effetti...

P.S. piaciuto pure al Delfino, di solito molto british nelle sue manifestazioni di entusiasmo...tutto detto.

P.P.S. "Ehi, ciao, siete stati a Milano, forte, cosa avete visto? Il Duomo?"; "No, la metro, la trattoria "da Luca e Andrea", la metro, il Teatro Nazionale e la metro"; "Ah, fico...e' bella la metro?"

venerdì 23 aprile 2010

Picnic a Hanging Rock

Questo romanzo è LUMINOSO. Fin dalle prime pagine si irraggiano la luce dell’Australia e i suoi colori desertici illuminati dal sole a picco. Le trine e i pizzi candidi dei vestiti estivi che svolazzano nell’aria afosa all’ombra della Roccia. Il rosso intenso della pietra che si intravede fra i radi spruzzi di eucalipto. Il fiume scintillante che le ragazze attraversano durante la loro fatidica ultima passeggiata. L’atmosfera limpida ma assonnata e oziosa di un caldo pomeriggio di svago. I fiori nel giardino del collegio che dipingono le aiuole all’inglese. Sono lampi di luce intensa che l’autrice riesce a far percepire e VEDERE al lettore, come se anche lui/lei fosse lí sul misterioso monolite a cercare di intuire la sorte toccata alle protagoniste.
La storia si dice ispirata a un fatto realmente accaduto nel 1900, il giorno di San Valentino, quando 2 ragazze e la loro insegnante di matematica scomparvero senza lasciare traccia nei meandri della Roccia, piena di caverne e anfratti inesplorati. Una terza allieva dell’esclusivo collegio Appleyard, vicino a Melbourne, venne ritrovata dopo 8 giorni in stato di shock e incapace di ricordare alcunchè di quanto accaduto alle altre.
Ho letto su wiki che l’autrice ha dovuto eliminare l’ultimo capitolo del romanzo, quello in cui spiegava il mistero (http://it.wikipedia.org/wiki/Hanging_Rock_(Victoria))...ma sempre su wiki ne viene poi riportato il riassunto, contenuto in un libricino minuscolo mai uscito in Italia, e il finale mistico-esoterico con voragini spazio-temporali alla Star Trek, in un romanzo invece molto concreto e truce, per certi versi, a parer mio risulta un pò eccessivo. Molto meglio la sospensione voluta dall’editore all’epoca, che lascia sicuramente con l’amaro in bocca ma permette di immaginare qualunque cosa. Anche che si siano salvate. E perchè no? Io ODIO il finale di Thelma&Louise!
Va detto che l’aura onirica che circonda la Roccia è palpabile fin dai primi sguardi che Miranda e le altre rivolgono verso l’alto. E’da brivido la descrizione dell’occhiata assente e quasi fanatica che rivolge a una compagna, Edith, l’ultima a vederla viva, prima di scomparire in uno sventagliare di merletti e di scarpe abbandonate – anche questa molto vivida, come immagine cromatica - dietro al picco che le nasconderá per sempre. Angosciantissimo l'urlo di Edith nel silenzio spettrale quando si accorge di essere rimasta sola (mi ha ricordato l'inizio di "The hole", dannatissimo film claustrofobico). Il "Picnic" è davvero un romanzo che allerta e soddisfa per lo meno 2 dei 5 sensi, vista e udito...e il senso di mistero, di paura e di impotenza nei confronti di una scomparsa inspiegabile e dai contorni quasi magici lo dominano per intero, cosí assolutamente ansiogeni, ma proprio per questo cosí assolutamente affascinanti.

martedì 20 aprile 2010

Quiche o’ Strachèn e Spinós

Ovvero la quiche della disperazione, quando sono le 19.15, sei ancora in uff, ti chiama tua madre “ma non passi a prendere la verdura che ti ho preparato?” e tu devi ancora arrivare a Torino, fare spesa, la doccia e cucinare ma che fai, dici di no? E allora ti catafotti in macchina, traffico della madonna, incontri i vicini di mammá (mai visti prima, che culo) che non la finiscono piú di lamentarsi di quelli del centro sociale che fanno casino la notte, discuti con tuo padre dicendogli cosa pensi dell’8 per mille alla chiesa cattolica, arriva tuo fratello e vuoi non farti una chiacchierata con il Delfino (Luce dei tuoi Occhi), arraffi la verdura, ipercoop, casa e sono le 9:05 e non puoi sempre fare la pasta al sugo e poi vuoi fare bella figura con Metá che per fortuna arriva sempre più tardi di te...

Ingredienti x 2 persone:
· 1 rotolo di pasta briseè
· 250 gr di stracchino
· 1 palla di spinaci giá bolliti da mammá
· 1 uovo
· erba cipollina

Preparazione:
Meditavo delle monoporzioni (che fanno più scena, un pó nuvel cusin), quindi ho ritagliato due dischi di briseè con relativa carta da forno delle dimensioni delle teglie rotonde in coccio. Lo stracchino è stato tagliato a pezzettoni, mischiato all’uovo sbattuto, all’erba cipollina e agli spinaci cotti tagliuzzati e quindi versato sulla pasta bucherellata con una forchetta. Tocco di classe, con i ritagli di briseè ho fatto delle decorazioni sopra l’impasto tipo crostata, per intenderci.
20 minuti a 200 gradi e poi 5-7 circa a 180 e vualá, figurone. Si potrebbe servire la quiche sur un lí de salad, ma ieri Metá mi ha fatto gli asparagi all’uovo e abbiamo magnato quelli, insieme (bbboni!).

lunedì 19 aprile 2010

Shutter Island

“Meglio vivere da mostro o morire da uomo onesto?” si domanda Leo negli ultimi istanti di questo bel film dalle atmosfere claustrofobiche e intriganti il giusto, che purtroppo io e Metà ci siamo ridotti a vedere nella deprimentissima sala 1 dell’Alfieri (dannazione alla tipa con coda di cavallo di fronte a me!), piccola e con tutte le poltrone allo stesso livello.
Forse un pò troppo lungo e manieristico in alcuni punti (ma di Scorsese è, inutile recriminare), forse i corridoi bui e sgocciolanti si sono già visti per lo meno in 4 o 5 Alien e in 6 o 7 Resident Evil, forse alcuni personaggi di contorno non hanno un ruolo molto ben definito rispetto alla centralissima coppia Di Caprio-Kingsley...però a parer mio, la trama che gioca sui piani realtà-ricordi-realtà alternativa è ben congeniata e ci sta anche il finale a interpretazione libera. Nulla è mai come sembra, quindi potrebbe anche essere l’ennesimo capovolgimento dei ruoli, chi sembra cattivo in realtà è il buono e viceversa.
Leo si presenta inciccionito, paranoico, tormentato e con occhio iniettato di sangue - e per questo direi assolutamente convincente nel suo ruolo di eroe di guerra pluridecorato, fra i primi ad entrare a Dachau dopo lo sbarco, e di agente federale dalla fama leggendaria. Ne ha fatta di strada – anzi di bracciate, direi – da Titanic...avrebbe potuto restare imprigionato nel ruolo del fighetto bamboccione e invece fra “Departed” e “Blood Diamonds”, solo per citare due film che mi sono piaciuti immensamente, ha dimostrato di essere cresciuto un bel pò. E bravo.
Drammaticissimi e inquietanti i flash back del lager (dal particolare delle mani gelate dei detenuti aggrappate al filo spinato, allo scarpone che allontana la pistola dall'aspirante suicida, alla fucilazione in massa delle SS catturate...“era omicidio, oramai, non era più guerra”), dei bambini nel lago (ma sarà vero?), dell’ala C del manicomio, dell’ansiolitica salita al faro in stile “La donna che visse due volte”, dei ricordi-incubo che si sovrappongono al mondo reale (ma in questo secondo me “L’uomo senza sonno” è il maestro del genere) fino a farne coincidere i contorni.
Un pò come è successo a me e Metà che ieri ci siamo sciroppati Lost 6x12, Flash Forward 1x14 e poi cinema e quando il Leo shutterava per l'island, non capivamo perchè non arrivasse Locke a smarronare con la faccenda del fato o per lo meno D.Gibbons a parlare di neutroni. Mah.
Ora però un film allegro lo vedrei...è il motivo per cui in settimana vado a vedere “Departures”...

venerdì 16 aprile 2010

Dearson

Allora: ha un fascino della Madonna e sa BENISSIMO di averlo. E ci marcia su alla grande. Però è davvero: spiritoso, brillante, colto, ironico, coinvolgente. E sí, notevolmente bono. Di nero vestito, occhio azzurro ammiccante, brizzolato&suntannato, parlantina sciolta, nega subito qualsiasi riferimento autobiografico con il Guido Guerrieri, per poi però tornare sulle sue posizioni quando ammette l’indubbio fascino che il suo personaggio esercita sul pubblico femminile (“da quando l’ho scoperto sono diventato più flessibile sull’argomento, quindi se me lo chiedete, sí, Guido Guerrieri sono io”). Come se gli servisse fomentare noi manze che lo guardiamo adoranti con sottile filo di bava agli angoli della bocca (“Vedo che le quote blu sono piuttosto basse...” ma che buffone, gli uomini in sala erano palesemente una decina scarsa).
Prima domanda: “Innanzitutto vorrei ringraziarla per il suo meraviglioso libro, un faro nella tempesta della quotidianitá, un porto sicuro in cui rifugiarmi, pagine meravigliose che centellino ogni sera, come se lei fosse lí con me...”. Sí, ma la domanda qual è? Credo “sei sposato o fidanzato?”, un pò come tutte noi avremmo voluto chiedergli ma nessuna ha osato. E lui gigioneggia imperterrito raccontando della liceale che gli ha detto “ma lo sa che io commetterei un omicidio pur di farmi arrestare da lei?”.
Ormoni a parte, Gianry dimostra anche una divertente autoironia quando racconta gli esordi letterari: “...il tomo si intitolava “Legislazione del diritto giuridico-amministrativo negli anni ’63-‘64” (N.d.A. L’ho inventato io adesso, non ricordo il titolo esatto ma era una cosa lunghissima e assolutamente pallosa)...potete immaginare il successo che ha avuto...avevano organizzato anche una notte bianca, come per l’uscita di Harry Potter”. Oppure: “...un anno a una conferenza avevo un pubbico di 400 persone, l’anno dopo, stesso posto, erano in 4...questo insegna all’ego a volare basso”. “I miei romanzi vengono definiti “legal-thriller”...”thriller”, sentite come lo pronuncio bene? E’tutto il giorno che mi esercito”. A una critica sull’ultimo romanzo risponde: “Io amo le critiche, anzi le apprezzo quasi più degli elogi. Adesso però per cortesia può lasciare la sala?”.
Magistrale interpretazione comica del mio brano preferito del mio libro preferito, “Testimone inconsapevole”, Guido alle prese con il suo psichiatra, con i medicinali che gli prescrive e con i foglietti illustrativi...da ridere alle lacrime!
E quando firma gli autografi, chiede il nome alla manza di turno, sorride, disegna uno smile, scrive la dedica, sorride di nuovo guardandoti negli occhi e ti porge il libro. Appuntamento il 15 maggio al Salone del Libro!

Il rimedio all’imprevedibilità della sorte, alla caotica incertezza del futuro, è la facoltà di fare e mantenere le promesse.” – H. Arendt

Vitello stonato (?) e Gelateria gaia(!)

A parte tutto, non so se “etonnè” voglia dire “stonato”, aspe che cerco sul Collins...mumble...no, no, vuol dire “sorpreso”. Comunque, il nome del locale ovviamente gioca sul doppio senso con “tonnato” e ovviamente tale vitello compare nel menù. Menù non ricchissimo (3/4 antipasti, 3/4 primi, 3/4 secondi), anche perchè “Le Vitel Etonnè” (http://www.leviteletonne.com/) ha più pretese di vineria che non di ristorante, ma interessante. Il battuto di fassone (potenzialmente VIVREI di battuto di fassone) era ottimo e condito con un olio toscano che faceva guardare dall’alto in basso con spocchia estrema i francesi e i loro burracci aux fines herbes, i ravioli ripieni di salsiccia di Bra gustosissimi e originali, decorati con sottilissime fette di mela, forse un pò insipido lo sformato – non ricordo a cosa, mi sembra zucchini – che ha preso Metà, ma ottimo il suo puerco in crosta di rubatà con composta di mele di contorno. Traminer per lui e nebbiolo per me, scelti da una carta dei vini apprezzabile che include (eh beh! Vai di sano campanilismo) il barbera di Vinchio&Vaglio, anzi, l’OTTIMO barbera di Vinchio&Vaglio direi, e bravi quelli del tavolo vicino che l’hanno preso. Il tutto per 56 carte in due...mah, forse un pò caro ma neanche troppo.
Decisa poi a testare sul pavè di piazza Castello i taccazzi 7 cm degli stivali viola “operazione Bellafiga” acquistati per l’esorbitante cifra di 9,90 neuri 3 mesi fa e mai messi (ci sarà un motivo...), propongo passeggiata fino a via Palazzo di Città, dove dovrebbe trovarsi la gelateria di cui ci hanno parlato benissimo Roby&Mona ma di cui non ho afferrato il nome. Trovata smadonnando per sti tacchi che mi hanno ammazzato i piedi, apprezziamo parecchio l’originalità dei gusti proposti, fichi caramellati e ricotta, cioccolato fondente e arancia, mascarpone e miele caramellato, sorbetto alle pere al barolo o a mele e cannella...e – spettacolo – assimiliamo con stupore misto a venerazione la notizia che a fine mese uscirá “pesche&amaretto” e io potenzialmente vivrei di pesche all’amaretto. Simpa il proprietario e gelato ottimo, eh beh, che dire...si torna di fisso.

martedì 13 aprile 2010

The Museum of Everything

Pinacoteca Giovanni e Marella Agnelli

Dalla Stampa: "Un labirinto molle, tortuoso e stipato fino all'inverosimile di oggetti, follia e ossessioni materializzate. In mostra quasi 800 opere di artisti non convenzionali del XX secolo"

E così è. A volerci mettere sopra un'etichetta, la dicitura sarebbe "Art brut o Outsider Art o Arte Folk o Non-arte", ma come dice il tipo della Stampa si tratterebbe di una pecetta "di comodo ... strangolante". In scena ci sono ispirati e auto-didatti e le loro creature sono spesso il risultato di pulsioni maniacali, di forze medianiche che si esprimono con "voci", di ossessioni, di handicap...molti di loro non conoscono le "regole" e i grandi del passato, sono rimasti internati per lunghi periodi nei manicomi di una volta.
L'ingresso alla mostra è mozzafiato.. Nek Chand (http://www.nekchand.com/index.html), ispettore delle strade a Chandigarh in India: ogni sera tornando a casa raccoglie bottoni, pezzi di vetro, piatti e piattini rotti e crea il suo giardino personale, il suo eden su questa terra dove al posto delle piante ci sono "cose".
George Widener, un'artista autodidatta ossessionato dalla matematica con i suoi diagrammi magici dove riporta tutte le date, anzi tutti i venerdì, durante i quali si è verificata qualche sfiga nel mondo.
Le bamboline morbose di un certo Bartlett che ricordano un sacco la Lolita di Nabokov...angoscia allo stato puro!
I quadri colorati di Carlo Zinelli, schizofrenia paranoide, gli acquarelli catartici di un certo Darger, abusi sessuali da piccolo...spesso roba scoperta per caso e che soltanto per caso non è andata perduta.
Insomma una mostra all'insegna NON della comprensione, ma delle SENSAZIONI. E come scriveva uno degli outsider in mostra di cui non ricordo più il nome "... opere che risplendono dall'interno e cancellano la necessità di noiosi dibattiti".
Bella...da andare a vedere!!!!

PS: Ki ... io sono pronta per bissare;)!!!!

lunedì 12 aprile 2010

La Musica del Cuore

La metto, e' TROPPO bella.

L’agenzia di notizie Tiramisù, che attinge abitualmente alle lettere di «Specchio dei tempi», segnala la storia di un’anziana signora torinese, entrata nel salone de La Stampa per dettare il necrologio di una persona cara. Triste per l’incombenza affrontata, si avvia verso la porta, costeggiando gli scaffali dell’adiacente libreria. Vede due adolescenti, un maschio e una femmina, che sfogliano un libro da cui esce una musica lieve. Pensa che sarebbe un regalo perfetto per la nipotina e si avvicina allo scaffale dove i ragazzi hanno appena riposto il volume, ma non riesce a individuarlo fra tutte quelle copertine colorate. Chiede aiuto alla coppia di adolescenti, che subito lo rintracciano e glielo porgono. Il libro suona davvero, però costa 12 euro e 90. Troppo per le tasche di una pensionata. La signora si allontana a passi lenti, ed è già quasi davanti all’uscita quando si sente toccare una spalla. Sono i ragazzi di prima e hanno un pacchetto in mano. «Tenga, per la sua nipotina». Mi dispiace non conoscere i nomi dei protagonisti. Altrimenti li avrei scritti in stampatello, per una elementare forma di par condicio: se invece di regalare il libro alla vecchietta, l’avessero rapinata, sarebbero stati sbattuti in prima pagina come simboli di una gioventù depravata. So bene che due ragazzini in libreria non rappresentano compiutamente una generazione. Ma nemmeno gli altri. Quelli che picchiano, rubano e stuprano. Dei quali però si parla sempre, al punto da indurre noi adulti a credere che esistano soltanto loro.

http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/editoriali/hrubrica.asp?ID_blog=41

domenica 11 aprile 2010

Gamer

Più violento di Robocop, più sanguinoso di Rambo, più splatter di Saw! Inutile tirarsela con "sai, cara, ho visto l'ultimo film di Ozpetek, era davvero un amore"...ogni tanto al film cagata bisogna cedere. Mi son persa Daybreakers, non potevo skippare Gamer, con Leonida (Questa è Sparta) protagonista.
Lo propone Metà ("me ne han parlato bene"...vorrei sapere CHI, adesso, per sfidarlo a singolar tenzone a suon di sputi), ne approfitto al volo e nel piovoso pomeriggio domenicale convoliamo verso il cinema più tamarro del mondo, cafoni, puzzoni, popcornari del CA%%O unitevi. ODIO chi va al cinema parlando ad alta voce come se fosse nel salotto di casa propria. STRONZI!!!!!

Comunque: dicevamo. Il film. Allora, la regia è PSICHEDELICA al massimo, l'ho adorata, davvero, a parer mio la cosa migliore del film, decisamente un pò troppo violento per il resto. In un futuro non troppo lontano, due videogiochi estremi, Society e Slayers, vanno per la maggiore, entrambi con esseri umani controllati da giocatori connessi al loro cervello tramite particelle nanometriche impiantate direttamente nei neuroni (e non faro'battute sul regime berlusconiamo perche' e' come sparare sulla croce rossa). I personaggi sono volontari nel primo gioco, attori regolarmente pagati, e carcerati condannati a morte, non troppo volontari, nel secondo. Inutile dire l'incredibile successo mondiale di quest'ultimo dove ci si ammazza a gògò.
Per tutto il film prevale una componente bluastra freddissima e angosciante nelle scene di combattimento che sono concitate e confuse, si vedono solo braccia e skizzi di sangue volare ogni tanto, accompagnati da un "ah" o da un "oh"; il tutto è cromaticamente contrapposto all'ambiente di Society, dove invece predominano i colori forti di perversioni pornazze di tutti i tipi, alla fin fine non credo poi troppo lontane dalla realtà attuale di certi rave, per dire. Pensandoci bene, non è che sto film sia poi così tanto di fantascienza.
Devo ammettere che più della violenza gratuita e inutile di alcune immagini, mi hanno disturbata le orge perverso-chic di improbabili piercingari tamarroidi con tutto il corredo completo di fruste e manette (uh maronna, ma possibile che per evadere dalla quotidianità si debba per forza fare sesso chiodato?) e la parte in cui il cattivo di turno che comanda gli umani resi automi si muove come il tipo di Arancia Meccanica, il classico film di cui tutti dicono "eh, ma è un capolavoro" come per Kill Bill, quando io invece vorrei avere Kubrick qui per appenderlo al monolite per i piedi.
Bella la musica, invece, specie la cover di "Sweet Dreams" degli Eurythmics .
Adesso però ci guardiamo l'Era Glaciale 3 per ritemprare lo spirito.

2001 Nights

Fantastico, ieri a TorinoComics ho trovato il missing Volume 2 (esaurito financo alla casa editrice)!!!! Stampate dalla Granata Press in una decina di volumetti quando ancora ero all'università e poi ristampate - per fortuna, perchè delle prime edizioni ne ho purtroppo perso traccia e ieri in uno stand hanno cercato di ladrarmi 60 neuri per la collezione completa (ma io in effetti stavo per cedere, lo ammetto...) - dalla Flashbooks, le 20 Notti raccontano il futuribile ed epico viaggio dell'umanità alla conquista dello spazio profondo, a partire dai primi vettori senza equipaggio umano per arrivare alla "generazione tachionica", persone nate e vissute su un'astronave o su pianeti alieni conquistati dai loro antenati terrestri.
Non trovo poi così assurdo e totalmente fantascientifico il percorso che il Maestro Mangaro Yukinobu Hoshino sceglie di far compiere agli esseri umani. Una scoperta dopo l'altra, un'astronave più potenziata dopo l'altra, i primi tentativi di criogenizzazione per superare i viaggi troppo lunghi (il tutto inframezzato con Notti poeticissime, nelle quali i sentimenti e le sensazioni di uomini e donne confinati nell'aridità dello spazio buio fanno da padroni), fino ad arrivare alla chiave di volta dell'esplorazione spaziale, la scoperta del fantomatico decimo pianeta del sistema solare, Lucifero. Interamente costituito di antimateria, fonte di energia pressochè infinita, che i terrestri imparano a contenere e a sfruttare curvando lo spazio-tempo raggiungendo, in sostanza, il superamento dell'agognata velocità luce...per toccare finalmente anche le stelle più lontane . Ma sì, dai, ci sta, se no che epopea sarebbe? Poi Maestro Yukinobu dà fior di spiegazioni scientifiche, mica le butta lì così le cose...perdono, Albert!
ADORO, di questo fumetto, gli "incastri" spazio-temporali che il Maestro sapientemente immagina e superbamente disegna. Personaggi creati in una particolare Notte, vengono ripresi anni luce dopo, quando ormai l'universo si attraversa in un attimo e il paradosso dei gemelli ci fa una pippa. Sonde in viaggio da 50 anni, lanciate dalla Terra alla ricerca di forme di vita nello spazio, vengono raggiunte da astronavi che balzano all'improvviso fuori dall'iperspazio. Un figlio unico va a terraformare il pianeta sul quale, da lì a molti anni, atterreranno i suoi fratelli, per ora spermatozoi criogenizzati su un'astronave sperimentale partita dalla Terra quando lui non era ancora nato. Una donna giovanissima sempre in viaggio fra le stelle torna sulla Terra a trovare il figlio, rimasto qui, che ormai sembra suo nonno. Un marito astronauta resta incastrato in un buco nero, nel quale, in quello che a lui pare un secondo, entra anche la moglie, ormai vecchissima, che l'ha sempre aspettato (e quando arrivo a questa Notte piango a fontana sempre, tipo Leo-che-affonda-nell'Atlantico, per capirci).
E poi, voglio dire, l'effetto lente gravitazionale che il Maestro spiega nella sedicesima Notte, mi è valso il 30 di Onde Elettromagnetiche (una botta di culo così, davvero, non l'ho mai più avuta: "Mi saprebbe spiegare l'effetto lente gravitazionale anche se non è in programma?", "Ma certo, che ci vuole? Pfui, banale." Letto sul fumetto la settimana prima...).
Su tutte le Notti regna, a parer mio, un senso di malinconia cosmico...il genere umano raggiunge e imbriglia lo spazio, è vero, ma resta sempre lo stesso...nessun progresso, da questo punto di vista, dall'epoca dei conquistadores spagnoli. E alla fin fine, nessuna forma aliena evoluta in vista, nonostante l'esplorazione delle galassie più lontane. Siamo quindi noi i più evoluti dell'Universo? Stiamo freschi...

venerdì 9 aprile 2010

Circostanze casuali

Ma BELLO!!!
Una vera scoperta, l’ennesimo libro Sellerio comprato per caso (appunto) ignorandone sia l’autore che il contenuto ma solo per l’innegabile fascino della copertina blu, che si è rivelato avvincente e ben coreografato. Intriganti i personaggi, MOLTO ben descritti anche se semplici comparse, cosí come intrigantissime le loro storie personali che si mescolano a dare la casualità del titolo.
Divertente l’ambientazione, una cittadina romagnola che fa del gossip spinto lo sport più diffuso e del modo dire dialettale il proprio vangelo.
L’autore, Carlo Flamigni, è professore di ginecologia e ostetricia a Forlí e meno male, se no si potrebbe pensare a uno sceneggiatore di porno-soft datosi al romanzo: sensualissime, certe descrizioni di passione fra amanti occasionali che si incontrano, e tecnicissime altre, geneticamente impeccabili, che trattano figli illegittimi e inseminazione artificiale.
Non saprei dire chi è il vero protagonista del libro: se il Questore (Macbetto Fusaroli, si chiama, altrochè chiamare un pupo Luca o Marco, tzè, solo i Briatore hanno saputo ideare un nome che puó rivaleggiare in tracotanza – e sfiga – con Macbetto!) o il giornalista Primo detto Terzo, con vulcanica moglie cinese al seguito. Tutti i personaggi hanno una loro importanza nel dipanare la matassa casuale di eventi che porta all’omicidio dell’odiosissimo notaio e alla scoperta del colpevole. Il personaggio viene preso, ne vengono sviscerati i retroscena che lo portano a trovarsi in quel posto in quel preciso momento, e mosso di conseguenza.
Bella idea. Appena lo trovo prendo al volo anche il primo libro di Flamigni, “Un tranquillo paese di Romagna”, sperando nel bis!
Un consiglio: leggerlo tutto d'un fiato. I personaggi sono talmente tanti - e talmente casuali nel loro apparire e sparire - che leggendo il libro a più riprese, nonostante l'elenco iniziale in stile gialli mondadori della Christie, si rischia di pensare "eh?" più spesso di "ma che forte!"

mercoledì 7 aprile 2010

Free Will

Every one of us is engaged in some ongoing battle with ourselves. Maybe there's a conflict between our heart and head. Maybe we're trying to stop expressing some behavior that we know is self-destructive but seems all too natural and easy to do. Maybe we feel guilty about or resentful toward some event from the past, and are constantly fighting with its after-image. Whatever your version of the civil war might be, Scorpio, the coming weeks will be an excellent time to reduce the heat of the strife. But you'll have to be ingenious as you reframe the way you think about the situation, and you'll have to locate a reservoir of willpower that has been hidden in your depths.

http://www.freewillastrology.com/horoscopes/scorpio.html

Mannaggia a me che sul più bello dimentico qualunque filosofia jedy knight e cedo sempre al Lato Oscuro dell’Inkazzo per puro desiderio satanico di sfogare la tensione accumulata. “...we feel guilty about or resentful toward some event from the past, and are constantly fighting with its after-image.” Azzeccato in pieno. E trovarlo, il willpower in my depths…non è cosí facile, nonostante ci stia provando ormai da anni. Ma a che mi serve guardare Star Wars, maledizione?

martedì 6 aprile 2010

Prima di morire addio

Ma che accozzaglia di STRONZATE colossali. Basta, BASTA romanzi della Vargas, GIURO, questo era davvero l'ultimo anche se lo dico tutte le volte. Perchè poi, alla fine dei conti mi sono piaciuti solo "Chi è morto alzi la mano" e "Parti in fretta e non tornare".
I personaggi sono come minimo IMPROBABILI, per essere gentili. Tre stronzetti francesi che vivono e studiano a Roma, boriosi e saccenti e che si fanno chiamare Tiberio, Nerone e Claudio, come gli imperatori, sono i danatissimi protagonisti. Li uccideresti a badilate in testa a pagina 3 e speri che la vittima sia uno di loro e che muoia soffrendo. La gnokka di turno si scopre a pagina 10 essere un gran puttanone con tanto di figlia illegittima (a sua volta una snob pseudo-intellettualoide detestabile) che l'ha data a destra e a mancina in povertà, fino a sposare il pirla ricco che l'ha portata a vivere a Parigi. E l'originalità, in tutto questo? Ovviamente il commissario italiano è un idiota (tutti lo chiamano "l'imbecille", allons enfant de la patrie), ma alla fin fine per lo meno lui capisce una parte del movente, mentre il tanto decantato investigatore francese prende una strada completamente sbagliata e finisce semplicemente per trombarsi la gnokka di cui sopra. Almeno lui si è divertito. L'assassino è un personaggio talmente odioso, ma talmente odioso, che appena compare in scena non puoi far altro che pensare: "eh beh, ma uno così stronzo non può che essere un tagliagole" e vorresti essere nel libro per riempirlo di schiaffi fino a pagina 193.
Dalla terza di copertina si evince che Fred scrive i suoi romanzi in 21 giorni, il periodo delle sua vacanze estive. Ecco...e passare 21 giorni a trombare, per fare un esempio???? Che ti diverti di più e non deturpi l'Amazzonia producendo quintalate di carta DA MACEROOOOOOOOOO????
Che merda.
E l'ho pure pagata SEDICI euro!!!!!!!!!! :-P Negativo.

P.S. fa SKIFO anche la traduzione del titolo che sarebbe "morituri te salutant" in francese...ma chi ha avuto l'idea di "Prima di morire, addio"...ma che cosa significaaaaaaaaaaaa??? :-P

sabato 3 aprile 2010

Ma quant'è bello il MAO?

FINALMENTE sono riuscita ad andare al MAO approfittando di un non previsto giorno di ferie pre-pasquale. Uno SPETTACOLO!
All'ingresso, due giardinetti zen con acqua corrente plin-plin-plin già isolano la mente dal mondo esterno e introducono agli allestimenti dei 4 piani di esposizione in questo palazzo storico (il seicentesco Palazzo Mazzonis) splendidamente restaurato e adibito a museo. Arte birmana, cambogiana, thailandese, cinese, giapponese (YYYEEAAHHH!!! Le armature da samurai sono un incanto!), indiana, himalayana e araba, con reperti interessanti, disposti in maniera intelligente, ben illuminati e ben descritti- cosa da non sottovalutare...la mostra sull'Egitto a Venaria lo scorso anno avrebbe avuto bisogno di qualche ritocchino, sotto questo punto di vista...
Tralasciando la bellezza del Palazzo in sè, che presenta stanze, scale, infilate di corridoi e affreschi degni di Palazzo Reale, sono geniali ed evocative, a parer mio, alcune ambientazioni: la parete di metallo intarsiata a bambù con luce verde alle spalle nell'area giapponese, l'area himalayana dipinta di rosso monacale (spettacolari le copertine di legno intagliato!), la zona dedicata all'arte araba, dipinta in verde smeraldo, allestita all'ultimo piano di un'area nuova a cui si accede tramite una lucidissima scala di legno che spalanca la vista su un'infilata di tappeti e copricuscini rossi iraniani che preludono a coloratissime vetrine di ceramiche verdi e azzurre. Davvero un bel colpo d'occhio.
Dimostrazione che quando circolano un pò di soldi che nessuno si intasca, le cose le sappiamo fare. E anche bene.

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giovedì 1 aprile 2010

It's complicated...

Eh beh, facile andare d'accordo quando tutto va bene...quando i figli sono grandi e vivono per conto proprio, quando il lavoro ormai non è più una scalata ma una vita di rendita, quando i soldi non sono un problema, quando la solitudine e il passare del tempo non si fanno sentire...il difficile sta nel coniugare figli, lavoro, soldi, salute in un matrimonio da portare avanti. Continuando ad amare. Continuando a credere ciecamente che la scelta fatta a 20 anni fosse quella giusta. Non dovrebbe essere "nella buona e nella cattiva sorte" in fondo?
Il plot del film non è assolutamente campato in aria, anzi...stufa lei della solitudine impostale dal marito fedifrago e stufo lui della seconda moglie giovane e figa ma stronza (un classico...W noi BELLE dentro!!!), i due finiscono per ritrovarsi dopo 10 anni di litigi per tentare una seconda volta di ricominiciare quanto interrotto...perchè in fondo non avevano mai smesso di amarsi. Però io dico: ma se mi ami, mi tradisci con la figazza di 20 anni più giovane? Ma brutto bastardo, ma io ti spezzo le gambe e dò fuoco alla Playstation! E invece la Meryl (DIVINA, come sempre, il suo fascino resta per me imbattibile, dall'Africa passando per i Ponti arrivando a Prada) ci ricasca, forse per amore dei figli a cui sa di aver sottratto qualcosa, forse per la troppa solitudine che si è autoimposta, forse anche perchè lui le fa tenerezza (dannato complesso dell'infermiera!), stressato com'è dalla stronza a presentarsi regolarmente alla clinica del seme ...
(Domani continuo il commento...ora troppo sonno....zzzzzz...
Eccomi, dunque dicevamo...ma che figata 5 giorni di ferie...)
La seconda chance non è destinata ad andare a buon fine, complice un nuovo amore all'orizzonte che sembra avere tutte le premesse per essere IL porto sicuro ("Ma non è un problema la mia età?", "La tua età è una delle cose di te che preferisco") e la consapevolezza che se un matrimonio è stato interrotto dopo 19 anni e 3 figli, i motivi di base per farlo erano ben più gravi di "ci vediamo troppo poco".
Alcune perle animano questo film, forse un pò troppo lungo (quasi 2 ore) ma assolutamente gradevole&godibile: "Casa dolce casa" detto Alec Baldwin, panzone pelosissimo abbastanza inguardabile :-P, dopo la prima scappatella con l'ex-moglie ora amante, il fidanzato della figlia maggiore della coppia Streep-Baldwin, John Krasinski, troppo simpa, il locale della Streep, The Bakery, il mio sogno nel cassetto con l'aggiunta di un angolo lettura, la scena in cui lei e Steve Martin salgono sulla scala a pioli per vedere l'orizzonte immaginando la vista dalla casa nuova.
E vissero tutti (?) felici e contenti.