lunedì 20 dicembre 2010

Il Volo della Cicala

“Hai mai visto volare una cicala, Hector? Ha il corpo tozzo, sgraziato. E le ali piccole e sottili, insufficienti per farla librare in aria...Deve starsene rintanata nei cespugli o sugli alberi, se no diventa facile preda dei pipistrelli o di altri cacciatori notturni. E deve cantare. Nascondersi e cantare.”
Spense la cicca nel portacenere. Poi mi fissò negli occhi e aggiunse:
“Ci ho provato a volare. Sono una cicala muta, in attesa che l’estate finisca per sempre.”


Arieccoci con un libro ganzo scritto da un torinese e ambientato a Torino. No, beh, in realtá é ambientato al 90% a Creta ma inizia e finisce in ben note zone della cittá. E anche questo romanzo come “L’assassino qualcosa lascia” é un poliziesco spiritoso e spigliato dai toni spesso ironici e sopra le righe, con un protagonista carismatico, Hector Perazzo, investigatore privato in bolletta, ex-poliziotto argentino trapiantato in Italia da anni per allontanarsi da un passato e da ricordi violenti.
L’autore, Giorgio Ballario, é giornalista di nera sulla Stampa e la cosa si avverte; la trama di questo Volo, pur partendo dalla “semplice” richiesta di un famoso romanziere di ritrovare il suo libro rubato prima della pubblicazione, tratta carichi di droga, scontri fra bande mafiose rivali, sparatorie varie, ammazzatine. Chiaro come il sole che adesso mi fionderó sui due libri precedenti di Ballario, “Morire é un attimo” e “Una donna di troppo”.
Spaziale il font 16 della Editrice Angolo Manzoni per non affaticare la vista...ricordo perfettamente che quando avevo 4 anni i fumetti di Barbapapá erano scritti piú piccoli. Proprio vero che con l’etá si torna bambini...

lunedì 6 dicembre 2010

Il Responsabile delle Risorse Umane

Il film è essenzialmente la storia di un viaggio alla scoperta di se stessi e della compassione che non si credeva di essere più in grado di provare. Sullo stesso genere devo ammettere di aver apprezzato di più Ogni Cosa è Illuminata, un film unico nel suo genere per personaggi, trama e fotografia a girasoli...ma anche questo on-the-road è gradevolissimo e ben recitato (premessa: non ho letto il libro di Yehoshua da cui è tratto, quindi non posso fare confronti di sorta con il romanzo).
Una donna rumena che lavora nel più grosso panificio di Gerusalemme, muore in un attentato e per giorni nessuno si accorge della sua sparizione e ne reclama il corpo. Un reporter d'assalto che ha seguito la vicenda, accusa di "inumanità" il responsabile delle risorse umane del panificio che palesemente non sa neanche chi fosse e che faccia avesse la sua dipendente. Spinto dal rimorso, questi intraprende il viaggio a spese della ricchissima proprietaria del panificio che non vuole fango sulla sua attività, per riportare con tutti gli onori il corpo della donna a casa. Troverà ad attedenderlo l'incontenibile console israeliana con il marito succube e la famiglia sfaldata della donna, il marito da cui aveva divorziato, il figlio quattordicenne ribelle e la madre vedova che vive in un paesino remoto in mezzo alla neve in cui il freddo e l'abbandono trapelano a ogni inquadratura.
Dimostrerà a se stesso e agli altri (sua figlia, la moglie da cui si sta separando) di avere la capacità di mantenere finalmente le promesse fatte e tornerà a casa un pò più saggio e più "umano".
Bravi tutti gli attori, belle le musiche e dialoghi spesso divertenti nonostante l'argomento non sia dei più allegri. Da vedere!

giovedì 2 dicembre 2010

Sformatini al Cioccolato con Cuore Cremoso!

Questa MERAVIGLIA di ricetta – i cui memorabili risultati ho giá avuto l’immenso piacere di testare di persona – arriva dal segretissimo quadernone di Clo a Brux su cui era innocentemente appuntata...Paoletta l’ha carpita in perfetto stile kgb (un pó Jennifer Garner in Alias) e io la rendo nota (un pó Julian Assange in WikiLeaks).

Ingredienti per 7-8 sformatini

Ø cioccolato fondente 150 grammi
Ø burro 150 grammi
Ø zucchero semolato 100 g
Ø farina 40 g
Ø uova 3
Ø sale

Spezzettare il cioccolato e metterlo in un tegamino possibilimente antiaderente con 140 g di burro morbido a dadini e lo zucchero. Immergere il recipiente a bagnomaria, mettere sul fuoco basso e far fondere gli ingredienti mantenendo in leggera ebollizione e mescolando sempre.
Togliere dal bagnomaria, far raffreddare e incorporare le uova, 30 g di farina setacciata e un pizzico di sale. Suddividere quindi il composto in 7-8 stampini di alluminio monoporzione, imburrati e infarinati leggermente, senza superare la metà dello stampino. Coprire con un foglio di alluminio e mettere in freezer per almeno 3 ore. Quando si vogliono utilizzare, basta togliere l'alluminio e metterli in forno già caldo a 220 gradi.
Cuocerli per circa 13 minuti (regolarsi così: quando si vede che la superficie si è compattata, provare a forarla con uno stuzzicadenti; se saranno cotti giusti, l'interno dovrá essere cremoso).

(Clo mi puntualizza: “Non l'ho inventata io! L'ho letta sul forum di La Cucina Italiana, selezionata come affidabile, testata, approvata – c'e' scritto sulla ricetta del mio quadernone, "approvata” – e poi utilizzata e diffusa. Normalmente il merito del contenuto va a chi pubblica la ricetta sul forum la prima volta, ma io ero appena arrivata e non sapevo che insieme alla ricetta andava copiato il nome di chi la pubblicava e cosi' i "Tortini al cioccolato dal cuore morbido" sono orfani - ma con un nome cosi' non potevo che adottarliiiiii!”)

martedì 30 novembre 2010

Harry Potter e i Doni della Morte – Parte I

Beh, beh, beh, dai, non era malaccio. Lontano anni luce dai fasti dei primi ma per fortuna anche da quell’obbrobrio insulso e inutilmente melenso del sesto, il film alterna sprazzi di monotonia immersi peró in bellissimi paesaggi – tutta la parte del viaggio alla cieca in tenda – a scene concitate di combattimenti, magie, voli, corse e rincorse (ben girato il momento dell’inseguimento nel bosco!).
Harry ormai 20enne con occhialetti tondi ma petto villoso ricorda chi ancora scia con i pantaloni alla zuava di velluto a coste, Hermione ahimé piú concentrata a cambiarsi d’abito che a recitare va giusto bene per fare la testimonial di non ricordo che profumo, Ron crescendo sviluppa invece un certo fascino rurale e finalmente mette in ombra, a parer mio, il Prescelto fulminato.
Il film NON é per bambini, fra torture, ammazzatine, elfici sacrifici e serpentesche trasformazioni e MENO MALE che ricordavo quest’ultima dal libro altrimenti sarei ancora al cinema attaccata al soffitto...ecco, in effetti, il 3D in questo caso avrebbe reso alla grande (mai contenta, avete notato?).
AMO alla follia rivedere, anche solo spot, i protagonisti da sempre amati: Neville (che mi é diventato coraggiosissssssssimo!), Luna, Fleur (in magnifico vestito da sposa!) e Bill, Piton (sempre sia lodato Alan), Bellatrix (sempre sia lodata Helena), Dobby e Kreacher (adorabili!), Lupin (migliorato!) e Tonks, Ginny e come dimenticare...Fred&George, ab aeternum nel mio cuore sarete i preferiti. Camei di Bill Nighy e Rhys Ifans e meno male che stanno per finire i film perché ormai non ci sono piú attori inglesi di scritturare.
Non male l’atmosfera da regime nazi che si respira al Ministero, assolutamente validi gli effetti speciali, originale l'idea del cartone animato per la fiaba sui Doni della Morte...beh, beh, beh, dai, non era malaccio. Mettere in scena quel libro incasinatissimo che mischia scambi di bacchette piumate con 6 Horcrux e altri 3 amuleti maggggici, in effetti non era impresa da poco.
Commento pregnante del Delfino, noto apprezzatore di Harry&C: "TRE ore di film per distruggere un medaglione, li mortacci loro..."

giovedì 25 novembre 2010

L’Assassino Qualcosa Lascia

Linguaggio spigliato, diciamo, e situazioni assolutamente spinose ma dannatamente comiche fanno di questo primo poliziesco di Rosa Mogliasso, torinese, un libro davvero godibile. Ambientato nei salotti altolocati di una Torino-bene tanto snob quanto squallida, il romanzo introduce il personaggio del commissario Barbara Gillo, una grande, e del suo vice Massimo Zuccalá, siculo doc dall’innegabile fascino.
Lei é una single sposata al proprio lavoro, una donna umanamente depressa alla vista del frigo e – soprattutto – del letto vuoti la sera e dall’immagine mai abbastanza curata che le rimanda lo specchio, ma dotata di un notevole senso dell’umorismo e di un modo quasi scanzonato di affrontare ogni giornata, nonostante la sua vita personale sia sull’orlo della crisi di nervi. I botta e risposta con l’incasinatissima sorella, per molti versi il suo esatto opposto, fanno davvero ridere alle lacrime, cosí come le litigate con “l’addetto al caffé” dell’ufficio.
In generale, mi é piaciuta molto l’umanitá dei personaggi, per niente esagerati come caratterizzazione (direi “purtroppo”, in alcuni casi) e ho trovato anche originalissimo il modo di intitolare i capitoli con una frase ripresa poi all’interno del capitolo stesso.
Notevoli i punti in cui il padre della vittima subisce il ricatto del suo amante, abbordato in piazza Carlo Felice: la descrizione della sua faccia mentre guarda il video del loro incontro filmato di nascosto, roba degna del peggio Corona, vale il libro.
(Apro una parentesi. Mi si dice che “costui” venga a Torino ben DUE serate al Colosseo. Ma...dubbio...a dire cosa? Cosa mai potrá avere “costui” da dichiarare al mondo? E soprattutto...ma CHI CAZZO É che va a vedere sto manzo tatuato che declama, stupidamente profumatamente pagato, le sue nevrosi da un palco? Mah. Mi sento di citare Asimov, Contro La Stupiditá Neanche Gli Dei Possono Nulla).
Dicevamo. É un bel libro, ve lo consiglio. Speriamo ne esca un secondo!

lunedì 15 novembre 2010

Per Chiara :)

Crepes leggere

Dosi: 250g di farina – 5 uova – 100gr di burro – 90 gr di zucchero – 3dl di latte – 2 dl di acqua – limone - sale

Mettere la farina in una zuppiera, impastare con latte ed acqua tiepida. Aggiungere 15 gr di burro ed un pizzico di sale abbondante. Lasciare riposare un’ora. Aggiungere i tuorli, la scorza di limone grattugiato, il burro rimasto fuso in crema, lo zucchero in polvere e, per finire, gli albumi montati a neve molto soda e leggermente salate. La pasta dovrà risultare limpida e vellutata.

domenica 14 novembre 2010

A Thousand Suns

Nei secoli a venire AMATE come me la seguente canzone dei MITICI Linkin Park:

http://www.youtube.com/watch?v=WNKv_nrTIeI

Chi non li conoscesse (orroreorrore) potrebbe cominciare a VENERARLI guardando il seguente video:

http://www.youtube.com/watch?v=eVTXPUF4Oz4

o perchè no, questo:

http://www.youtube.com/watch?v=LBTXNPZPfbE

oppure:

http://www.youtube.com/watch?v=8sgycukafqQ

ma vogliamo mica dimenticare:

http://www.youtube.com/watch?v=Gd9OhYroLN0

senza contare:

http://www.youtube.com/watch?v=kXYiU_JCYtU

e trascuriamo mica:

http://www.youtube.com/watch?v=3g8v45du-ZA

beh, ma vogliamo poi parlare di questo:

http://www.youtube.com/watch?v=gcs5PRxEXq4

o di questo:

http://www.youtube.com/watch?v=QJRDTCcl7qo

e sto spettacolo:

http://www.youtube.com/watch?v=51iquRYKPbs

Tutto questo e ancora di più nel FANTASTICO concerto dei MITICI suddetti all'arena O2 di Londra i cui biglietti mi sono stati regalati da Metà che è riuscito in pieno nel suo intento di non farmi capire una mazza funcia fino all'ultimo. Un GRANDE, ancora non ci credo!!!!! :-) Beh, signori miei, non ci sono parole. LORO in persona, in una cornica galattica, con tutte le mie canzoni preferite che ho cantato da skifo (ci son le prove, ho registrato tutto) urlando da farmi saltare fuori le palle degli occhi, ma che robbba incredibile, fantastica, assurdamente elettrizzante!!!!!!!!!!

sabato 13 novembre 2010

Ebano

Il secondo libro che leggo di Ryszard Kapuscinsky, reporter polacco morto nel 2007 che aveva al suo attivo più di 40 anni d'Africa, e che mi è piaciuto addirittura più di Un giorno ancora.
E' incredibile la sua capacità di rappresentare sulla carta il "fattore umano"; l'Africa che lui descrive sono le PERSONE che incontra e con le quali interagisce nel suo peregrinare da una guerra a un'epidemia, a un campo profughi, a un cumulo di macerie fumanti. Persone che sono lontanissime dal nostro vivere quotidiano, di cui vagamente intuiamo le condizioni ignobili in cui son costretti a vivere attraverso i telegiornali ma che non distinguiamo quasi come singoli elementi; noi vediamo una MASSA di persone che soffrono, pensiamo "oh poverini" e solitamente ci scarichiamo la coscienza facendo un'offerta a Medici Senza Frontiere sotto Natale.
Kapuscinsky, che in questo bellissimo Ebano tratta uno stato africano a capitolo, descrive i suoi particolari incontri con PERSONE singole, esseri che camminano nei deserti o nelle savane, lungo i fiumi, nelle giungle e che vivono in maniere per noi assurde, arrabattandosi ai peggio lavori per sopravvivere, persone che muoiono di fame perchè il governo ha sottratto loro la terra o il bestiame, persone che combattono senza pietà per tornarne in possesso, persone crudelmente e ottusamente al soldo di dittatori come Amin, persone ancora prigioniere di superstizioni medioevali, ma anche persone che sanno cosa siano la lealtà, l'onestà e il rispetto reciproco.
Kapuscinsky era senza dubbio un grande, sia per l'essere sopravvissuto sano di mente a certi spettacoli, non ultimo il letto brulicante di scarafaggi pelosi grandi come una mano, sia per aver mantenuto inalterato l'amore per questa terra e i suoi contrasti allucinanti nonostante la malaria, sfociata poi in tubercolosi (non aveva però voluto farsi rimandare a casa perchè la redazione non avrebbe poi avuto i soldi per rispedirlo di nuovo laggiù), i conflitti a fuoco in cui si era trovato coinvolto, gli innumerevoli passaggi sotto le bombe, i posti di blocco, i deserti da attraversare senza acqua e con benzina limitata. Conoscere le persone del luogo, parlare con loro, imparare a capire il loro modo di pensare e di vivere senza mai giudicarle ma solo ascoltandole, gli aveva permesso di essere sempre in prima fila quando la Storia si muoveva. Un grande davvero, un vero reporter. Peccato averlo scoperto solo adesso e non essere riuscita a seguire prima del 2007 le sue avventure dal vivo.

Il sorriso di Angelica

Finalmente Camilleri torna il libreria con l'ennesimo Montalbano che fa ridere e non storcere il naso come era accaduto nel precedente romanzo inutilmente splatter.
Il commissario che recita Ariosto mentre guarda rapito la bellissima Angelica del titolo - che lo fa sognare come quando, sedicenne, si era innamorato delle illustrazioni del Dorè per l'Orlando Furioso - è spassosissimo e ancora una volta colpisce l'umanità del personaggio che più invecchia più infragilisce e accentua paure, debolezze e riflessioni sul senso della vita.
Ancora una volta Livia faticherà a passare dalle porte e lo stesso Montalbano si domanda come mai tempo addietro lei fosse l'unica donna della sua vita mentre ora ogni occasione è buona per saltare la cavallina. Sarà che la suddetta è antipatica come poche, abita e continua ad abitare senza remore lontanissimo, ha un caratteraccio, ogni volta che la vedi finisce a skifìo e se non te la sei sposata finora, figurati se te la sposi a 50 anni e fischia? Mah. Contenti loro.
La trama, che si basa nuovamente su una sfida lanciata al commissario da un rapinatore talentuoso, se vogliamo è un pò deboluccia rispetto ai primi, inarrivabili, Il ladro di merendine o Il cane di terracotta, eccetera, però ormai, che dire, Catarella, Augello Fazio, Gallo&Galluzzo sono amici di famiglia e vederli lavorare in squadra e/o azzuffarsi a suon di battute in siculo stretto è una gioia per gli occhi e io continuo a ridere come una matta anche dopo tutti questi anni.
Di sicuro non il migliore Montalbano - ci sono state avventure più strutturate e financo più divertenti - ma comunque il solito piacevolissimo interludio prima di trovare il coraggio di leggere La masseria delle allodole.

venerdì 5 novembre 2010

L'Illusioniste

Primo, l'ho visto durante la seconda zingarata a BruxellesArdenneFiandre con le amichette di film depre di sempre in un cinema mi-nu-sco-lo e de-li-zio-so gestito da volontari a cui lasci la mancetta uscendo.
Secondo, Tati me lo sciroppavo da piccola quando mio pa - che lo adorava - mi faceva vedere i suoi film sganasciandosi di continuo con mio sommo stupore e quindi mi ci sono affezionata anch'io se non altro per motivi sentimentali.
Terzo, i disegni (gli stessi di Appuntamento a Belleville che voglio vedere al piu' presto), la storia, le ambientazioni, i personaggi sono di una poesia unica e il coniglio bianco e' piu' espressivo di certi attori in carne ed ossa.
L'illusionista Tatischeff si muove in un'epoca in cui il "progresso" degli spettacoli teatrali e' rappresentato dal rock-and-roll e in cui l'attenzione per i numeri da circo (pagliacci, ventriloqui) nonche' per le silenziose e aggraziate illusioni a luci soffuse dei maghi - ma esisteranno poi davvero? - sta poco per volta calando per lasciar posto al rumore chiassoso e luccicante della musica urlata.
Assolutamente struggente ma salvifico almeno per meta', il film si basa per la maggior parte del tempo sulla pantomima (e per fortuna, altrimenti i sottotitoli in fiammingo non avrebbero certo aiutato il mio patetico francese), che contribuisce alla bellezza del tutto, sottolineando ed evidenziando, senza annoiare mai.
Tristi ma adorabili le scene in cui il mago deve aspettare per ore di salire sul palco assediato dal gruppo rock del momento e quando finalmente e' il suo turno le fan scatenate hanno ormai lasciato la sala vuota, ma soprattutto il momento del distacco con il compagno di avventure, l'unico che non l'ha mai abbandonato e con il quale ha un rapporto di amore-odio comicissimo.
Splendidi ed evocativi i paesaggi nebbiosi della Scozia e le brughiere fiorite attorno a Edimburgo, cornici perfette per lo svolgimento di questa storia malinconica come la pioggia che spesso accompagna le passeggiate solitarie di questo Tati redivivo.
http://it.wikipedia.org/wiki/Jacques_Tati

Nota: questo post e' stato scritto in base al consiglio di guru Brezny per la scorpio-settimana:

Technorati, a search engine for blogs, says there are well over 100 million blogs on the Internet, and that figure doesn't include millions of Chinese language blogs. So self-expression is thriving on a global scale, right? Not exactly. Most blogs -- the estimate is 94 percent -- have not been updated for at least four months. In accordance with the current astrological indicators, Scorpio, I expect you to do something about this problem. Refresh your blog in the coming week, or consider launching one if you don't have one. But don't stop there. Use every other way you can imagine to show the world who you are. Be articulate and demonstrative and revelatory.

mercoledì 27 ottobre 2010

Brand New Day

La mia canzone preferita del momento! :-)


I've stayed in one place for too long
Gotta get on the run again
I saw the one thing that I want
Hell bent, get outta bed
I'm throwing rocks at your window
You're tying the bed sheets together
They say that we're dreaming too big
I say this town's too small.

Dream
Send me a sign
Turn back the clock
Give me some time
I need to break out
And make a new name
Let's open our eyes
To the brand new day
It's a brand new day!

I've taken hits like a brawler/ But I'm getting back up again/ And from the moment I saw her/ I was hell bent with heaven sent/ I'm throwing rocks at your window/ We're leaving this place together/ They say that we're flying too high/ Well, get used to looking up.

sabato 23 ottobre 2010

L'enigma del faraone Cattivissimo

Se speravo di rivedere un Quinto Elemento ambientato in Egitto, beh, son rimasta delusa. L'assoluto e inaspettato stupore che mi aveva galvanizzata con quel piccolo capolavoro di Besson anni fa (quanto AMO quando i pompatissimi attori americazzi non si prendono sul serio!), è drasticamente scemato guardando Adele e l'enigma del faraone che, intendiamoci, non è assolutamente un film ignobile...ma certo non arriva ai livelli di divertimento cosmico causati da Gary Oldman, splendida caricatura di cattivo, e Chris Tucker in stile gay-pride. E poi c'erano Milla e Ian Holm, ma non scherziamo...troppo bello, inarrivabile. In questo Enigma, tratto dall'omonimo fumetto francese, l'Egitto è solo la base di partenza per recuperare la mummia del medico personale del faraone - sapendo di poterla risvegliare - per sfruttarne le conoscenze scientifiche e guarire così la sorella che vegeta da 5 anni con uno spillone nel cranio per un incidente di tennis (Ele, vedi che e' uno sport pericoloso? ;-)). Come dice Guru Alessio, Adele non è Indiana Croft, nonostante la spavalderia e il coraggio spesso però dettato dalla forza della disperazione; la trama "archeologica" è, alla fin fine, inesistente e lei non ha certo il carisma di Lara, quanto piuttosto una buona dose di antipatia e di arroganza nel trattare con il prossimo.
Piacevole l'inizio del film in stile Amelie con le storie dei vari personaggi secondari che si intrecciano per dare il via alla vicenda principale, ma tutto sommato un fantasy che si può tranquillamente guardare a casa spaparanzati sul divano. Anzi.
Simpatico invece Cattivissimo Me, anche se come al solito dotato di un 3D pomposamente inutile. Siccome non si può pretendere che un cartone animato per bambini abbia chissà quale spessore, ci sta anche il fatto - scontato - che il Cattivissimo in realtà abbia un cuore e diventi un perfetto padre di 3 orfanelle a-do-ra-bi-li, disegnate per commuovere e intenerire come non succedeva dai tempi della bimba di Monsters&Co, quella che chiamava "gatto" il mostro blu peloso.
Mitici i complici scemi del Cattivissimo, a forma di crocchette, che passano il tempo a litigare e darsele di santa ragione, e il dottor Nefarius, sordo come una campana e troppo, troppo vecchio per poter essere ancora operativo al 100%.
Anche qui: non siamo certo a livello dell'Era Glaciale o di Madagascar 2...ma per un paio d'ore a ridere senza vedere morti ammazzati va benissimo.
Poscritto: coglierei inoltre l'occasione per spalare un pò di merda sul personale femminile che lavora alla birreria di Eataly...simpatiche come un cacciavite in un rene, cordiali e affabili come un gatto attaccato ai maroni. E si mangiasse poi chissà cosa. Invece con sta menata dell'eco-bio-km Zero c'è sempre e ovunque un affollamento incredibile attorno a questi bagarini dove sembra che tu sia lì solo per dare fastidio anzichè spalancare di continuo il portafogli come se avesse le coliche. Ma fottetevi. W Mc Donald's e il porchettaro lurido di corso Umbria!!!

La camera chiusa

Soporifera ennesima prova della premiata ditta svedese Sjowall&Wahloo, che propone un poliziesco lento e con pochissimi colpi di scena. E poi al solito continuo a confondere i nomi dei personaggi che si chiamano tutti con "sson" finale.
Due indagini che procedono in parallelo si scoprirà alla fine essere due fili della stessa matassa destinati a riunirsi in maniera ingarbugliata: il commissario Beck, messo dietro a una scrivania dopo la ferita che l'aveva quasi ucciso nel romanzo precedente, scopre lemme lemme la sua parte di verità ma non viene creduto, mentre il vero assassino finisce comunque in galera ma per una colpa che non ha commesso.
L'unica parte divertente e un pò movimentata è l'assalto mal riuscito a quello che si riteneva essere il covo dei banditi, a causa di una soffiata imprecisa: la polizia ne esce contusa e ferita nell'orgoglio in mezzo a lacrimogeni lanciati senza motivo e cani poliziotto infuriati che azzannano i loro stessi padroni.
Stupisce come sempre la descrizione della Svezia anni'70 che fanno i due autori. O in 30 anni le cose sono cambiate radicalmente o davvero non si capisce come un posto che sprizza indigenza, inquinamento e ingiustizie sociali da tutti i pori possa adesso godere di questa fama di stato perfetto e di paradiso naturale che si vagheggia per lo meno qui da noi. O forse ancora, noi siamo messi peggio.

venerdì 15 ottobre 2010

Ammoniti&Stegosauri

Amore non e' amore
che muta quando scopre mutamenti
o a separarsi e' incline
quando altri si separano.
Oh no, esso e' un faro irremovibile
che mira la tempesta
e mai ne viene scosso...
(W. Shakespeare)


Clo: ma che meraviglia! Siete una coppia magnifica!!!! E tu ti sei dichiarata?
Ki: no, no, io sono per la spontaneita', lo sai...o viene lui da me oppure nulla...magari chiama il mio vecchio relatore e gli chiede di me... "ma quella tua amica di ieri...." :-)
Clo: cosi' ti voglio! E poi aveva ragione mia nonna buon'anima, non bisogna correre dietro agli uomini, sono loro a correre dietro a te se sono interessati. Ah, quanto sono fiera di te.
Ki: ...sigh...pero' per il momento soffro terribilmente...ma sai che leggevo su un articolo vecchio di qualche anno che una volta nel deserto è stato aggredito e rapinato? Questa me l’ero persa...
Clo: ma cuore! Altro che avventura! Ma lui e' forte, coraggioso, per questo lo ami, no??? E gli hanno anche rubato la fede, ihihih! No scherzavo, sono un mostro.
Ki: eh, ieri ne aveva un'altra comunque.... :-P fuck it.
Clo: lo devo far picchiare e derubare di nuovo? Di teppisti Torino e' piena!
Ki: si potrebbe organizzare una cosa montata ad arte, una messinscena, che poi arrivo io vestita da catwoman e lo salvo!!!!!
Clo: sei un genio del male! Lui ti amera' per sempre! Oh si', facciamolo! Quando torna l'amore tuo nella nostra amata Torino?
Ki: e' qui fino a venerdi prossimo. Sto FORTEMENTE meditando di andare domani sera a tendergli un secondo agguato vestita da triceratopo e amarlo da lontano in silenzio.
Clo: ma io ti adoro solo per averlo pensato! E che ti ha detto quando hai chiesto la foto? Ma toglimi una curiosita', segui anche i suoi programmi - che io trovo noioserrimi, ma e' solo perche' non lo amo...
Ki: Clo, io ti giuro, ma mi arrivasse qui testè Leonardo sul Titanic io gli direi annega tranquillo. LUI dal vivo ha un fascino ancora più irresistibile, ammetto che cercavo di sbirciare di straforo tutti i particolari del suo BELLISSIMO corpo statuario e di respirare il rustico afrore maschio che emanava. Il mio ex-relatore mi ha presentata al produttore esecutivo che in una pausa fra una ripresa e l'altra ha chiamato LUI e gli ha detto "Ti presento..." e il mio relatore (bastardo) "...una tua fan" e Paoletta (ancora peggio) ha aggiunto "sfegatata"" e LUI "Uao, grazie! Piacere, io sono LUI" e mi ha stretto la mano che è da ieri che non lavo, io gli ho balbettato il mio nome e poi LUI - indicando la scenografia dell'antro delle streghe e del bosco fatato di un'altra trasmissione che girano nello stesso studio - ha detto: "Ti piace la nostra scenografia?" (mi, è anche troppo simpa oltre che bellobellobello in modo assurdo) e io: "Non sapevo recitassi in Harry Potter 18" (per fare la brillante) e LUI: "Ahahahaha, sei adorabile" (no, non è vero). In realta' ha detto: "Ahahahahah, e dovresti vedere quando mi vesto da pipistrello" e io avrei voluto dirgli: "Mi piacerebbe vederti quando TI SVESTI da pipistrello" ma non l'ho detto, ho detto invece: "Ahahahahah" come una cretina. Poi LUI ha detto: "Facciamo una foto insieme?" e io ho detto: "Ahahahhaha" come una cretina e poi: "Davvero? Io ho la macchina foto ma non sapevo se avrei potuto fare la giapponese o meno" e LUI: "Ma certo, mi fa piacere" e io ho pensato: "CAZZO, l'ho lasciata nell'altro ufficio" e quindi ho taskato Paoletta per andarmela a recuperare mentre LUI girava un'altra scena e poi il mio ex-relatore ha chiamato un suo collega che è il tecnico delle luci per farci la foto e LUI mi ha presa sottobraccio e siamo andati sul set e MI HA PASSATO IL BRACCIO SULLA SCHIENA per metterci in posa e io avrei voluto passargli la mano fra i riccioli e dirgli che non sa cosa si perde a stare con un’altra ma invece ho detto: "Ahahahahhaha" come una cretina e poi quando riguardavo le foto sulla macchinetta, LUI mi e' arrivato alle spalle e ha detto: "Sono venute bene, peccato per sto tizio in giacca vicino a te" e io ho detto: "Ahahahahha" come una cretina e poi: "Infatti io avrei preferito il mappamondo, ma al massimo cancello il tizio in giacca con Photoshop" (per fare la brillante) e LUI ha detto: "Ahahahahahha" come un dio greco e poi mi ha teso la mano, io ho ringraziato LUI e la troupe e purtroppo ho dovuto andar via.
Clo: ti prego copia questa cosa sul tuo blog!!!!!!!!!!!!!! Sarebbe stato meraviglioso esserci, perche' la foto l'avrei scattata io! Per non dire di quanto sei stata divertente, TUTTE le tue battute erano divertentiiiii!!! Hai fatto un figurone.
Ki: no, no, sono un roito spaziale, ma hai visto che capelli ho nella foto? Gia' oggi non ricordera' piu' neanche come mi chiamo slash la mia faccia. E poi, Clo, se leggesse sta mail mi farebbe internare.
Clo: ma va’, sei divertente e simpatica. e questa cosa e' scritta con un'ironia non comune e lui riderebbe!
Ki: prima o dopo aver chiamato la neuro? :-P
Clo: ma se e' intelligente riderebbe e basta! Dopo essersi gonfiato come un tacchino all'idea che una intelligente spiritosa e figa come te possa considerarlo un sex symbol. Ma crederai mica che gli capiti spesso, no????
Ki: se guardi sui suoi forum alcune zoccole che gli dicono "ti amo, sei bellissimo" ci sono!!!!!!!!
Clo: cretine e zoccole. Ti ricordo che non le vedi neanche quelle cosi'. E che neanche lui. Oh, la'!
Ki: mi hai convinta. La settimana prossima mi camuffo da triceratopo, mi apposto dietro a un lampione e col favore delle tenebre lo amo da lontano, soffrendo in silenzio, per quanto silenzioso possa essere un triceratopo.

martedì 12 ottobre 2010

Sex&The Wonderland o Alice&The City

Non ho capito bene per quale strana circonvoluzione mentale, ma sono riuscita ad accostare la lettura di due libri diametralmente opposti come genere e come pubblico, senza farci il benchè minimo caso: “Alice nel paese delle Meraviglie” e “Sex&The City”. Un po’ come quella volta in cui al pub ho ordinato un hot-dog alla senape e crauti e gli ho abbinato latte e menta come bevanda.
Vergognomi molto ma non avevo mai letto prima Alice – il libro preferito dal Delfino – vagheggiando la storia solo per aver visto in loop il cartone della Disney in videocassetta quando suddetto Delfino era piccolo e, almeno all’epoca, più basso di me (è durata ahimè poco!).
Chiaro che il tono è fanciullesco, diciamo, ma la Fantasia inesauribile di Carroll fa capire fin dalle prime righe zompettanti di conigli bianchi con tanto di panciotto, il motivo per cui questo libro è diventato l’emblema di tutte le arti fantastiche. A pagina 1 siamo giá caduti nel tunnel che ci porta nel Paese delle Meraviglie, a pagina 2 abbiamo giá bevuto la bibita riducente e sbirciato dal buco della serratura oltre la porticina chiusa, a pagina 3 dimenticato la chiave sul tavolo, mangiato la torta allungante, pianto tanto da allagare la stanza. Ode a Walt Disney e ai suoi disegni meravigliosi che mi sono tornati in mente a ogni incontro di Alice: lo stregatto, il brucaliffo, ma soprattutto le sottilissime carte da gioco-guardie della Regina di Cuori che le svolazzano attorno fino a svegliarla dal sogno.
Non si capisce bene invece quale sia il sogno della ragazza media newyorkese (etá variabile dai 25 ai 40 anni) che passa le serate a ubriacarsi, sniffare coca e trombare il primo che passa, possibilmente chiusa nel lussuosissimo gabinetto di qualche trendy locale. Invidia le donne sposate? In parte sí, ma ne detesta anche lo stile di vita ormai privo di passione e vitalitá. Invidia chi ha almeno un ragazzo fisso? In parte sí, ma solo se il ragazzo in questione ha per lo meno un loft con vista su Park Avenue. Ambisce quindi solo a trovare uno ricco che la possa mantenre? Certo, ma dev’essere anche giovane e affascinante perchè se è ricco ma vecchio, tanto vale ricominciare la sfilza dei bar notturni dove rimorchiare il fighetto di turno. L’uomo sposato cornifica spesso e volentieri oppure è un abulico asessuato che viene cornificato, l’uomo single sbava solo per modelle e attricette più o meno famose ma tutte invariabilmente zoccole, oppure è gay e quindi fuori gioco. Il sesso a tre è quasi preferito a quello “normale” per una faccenda di semplice noia, i sentimenti – posto che esistano – vengono calpestati senza remore, lavoretti di gonfiaggio in gambio di passaggi in auto, se non vesti griffata, non sei gnocca, non sei famosa, non sei nessuno, fa' che non uscire direttamente di casa.
Anche senza essere eccessivamente bacchettoni, lo squallore micidiale che emerge da questo libro fa quasi sperare che l’intera faccenda sia romanzata, ma sembra invece che questa sia una raccolta di articoli su esperienze testate di persona (mica scema!) da Candace Bushnell, opinionista del New York Observer e nota mign...ehm...frequentatrice di esclusivissimi party della Grande Mela (marcia, a questo punto). Gli stessi posti in cui io, personalmente, potrei morire di skazzo dopo aver preso a testate una buona metá degli invitati. Dopo aver letto questo libro, la mia idea di “Capodanno a NY, Time Square, champagne” sta rapidamente shiftando su “Capodanno a Pessinetto Fuori, chiesa parrocchiale di San Firmino martire, tombolata”.

giovedì 7 ottobre 2010

Il Coglione Pericoloso

Vorrei quest’oggi ivi dettagliare la filosofia del Coglione Pericoloso con le immortali parole dell’illustrissimo Eduardo A. Sacheri, autore dell’Opera Mirabile “Il Segreto dei Suoi Occhi”.
E vorrei dedicare quest’Ode sapiente al più pericoloso dei coglioni con il quale ultimamente mi tocca avere a che fare per motivi di lavoro. Avevo giá in precedenza avuto sentore che costui fosse un pomposo beota, ma ripensando alle memorabili pagine del Libro, ho deciso che no, egli può decisamente essere classificato come Coglione Pericoloso.
Vado a esporre:

[...] Il tribunale in cui lavoravo aveva funzionato bene, ma adesso era nelle mani di un coglione. Uno di quelli della peggior specie, con la pretesa di far carriera in fretta. Infatti il coglione che sente di essere arrivato al culmine delle sue possibilitá tende a ridurre al minimo le sue azioni. Intuisce, almeno oscuramente, di essere un coglione e se ritiene di aver raggiunto la vetta si sente soddisfatto. Perciò ha paura. Teme che gli altri si accorgano alla prima occhiata che è un coglione. Teme di fare qualche fesseria che lo riveli agli altri, se giá non se ne sono accorti, e se ne sta buono. Riduce al minimo i suoi movimenti e lascia che la vita gli scorra accanto. I suoi subordinati, quindi, possono lavorare in santa pace, fare quello che sanno e addirittura mischiare le loro competenze con l’inerzia del loro capo facendolo sembrare intelligente, o perlomeno un po’ meno coglione.
Il coglione che vuol far carriera, invece, presenta due problemi: anzitutto si sente pieno di energie, di entusiasmo, straripante di iniziative. Energie, entusiasmo e iniziative sgorgano da lui come da una sorgente, e vuole mostrarle apertamente ai suoi superiori perchè si rendano conto di avere fra le mani un diamante, sprecato in un incarico molto al di sotto dei suoi meriti morali e intellettuali. E qui subentra il secondo problema: questa particolare categoria di coglioni all’incoscienza unisce la faccia tosta. Infatti, se coltiva il sogno di fare carriera è perchè sente di avere le qualitá per riuscirci, e può arrivare persino a sentirsi trattato ingiustamente dalla vita e dal prossimo, che gli negano un’aspirazione intrinsecamente legittima. L’incoscienza e la grinta, quindi, rendono pericoloso il coglione. Lo mettono in condizione di costruire una minaccia, non tanto per sè ma per gli altri. [...]

Io, a costui, auguro di fare una veloce e brillante carriera. In un altro ufficio, o, possibilmente, in un'altra ditta o, financo, su un altro pianeta.
E a questo proposito:
http://www.youtube.com/user/morn1415

domenica 3 ottobre 2010

Ancora un Giorno

Dopo aver avuto una mezza crisi di nervi leggendo quella me&$)/& fott(/(% di Ammaniti (vedi commento al post "I libri mai finiti"), decido di RILASSARMI buttandomi su questo resoconto della guerra di indipendenza dell'Angola nel '75, scritto da Ryszard Kapuscinski, reporter polacco che ha vissuto in prima linea quei momenti di delirio collettivo. Ciò che più mi ha colpita di questo libro non è la descrizione macabra delle atrocità che indubbiamente ci sono state e che in effetti mi aspettavo di trovar dettagliate, ma il fattore umano rappresentato, l'aver fatto (ri)vivere in maniera quasi tangibile le figure memorabili incontrate sul suo cammino di giornalista scriteriato, sempre pronto a dirigersi al fronte dove le diverse coalizioni si stavano fronteggiando. Uomini e donne che combattono, ognuno a proprio modo, armati spesso non di fucili ma di speranze, cercando di sopravvivere "ancora un giorno".
Carlotta, la donna soldato da lui immortalata sorridente il giorno prima che cadesse in un agguato, dona Cartagina, la vecchietta che si incaponiva a rifargli la stanza all'hotel Tivoli di Luanda nonostante la città fosse ormai disabitata e sotto assedio, il comandante Farrusco, il presidente Neto, dom Silva e sua moglie Esmeralda, Felix, Oscar, Ruiz il pilota, sono ritratti vividissimi e vitali, personaggi straordinari e coinvolti ognuno a suo modo in questa guerra che per altro si trascina ancora ai giorni nostri fra alterne vicende.
Le atmosfere e i paesaggi che Kapuscinski ha saputo ricreare sulla carta, sono Africa purissima. I posti di blocco in mezzo al nulla dove si rischia la vita con il saluto sbagliato, le ore interminabili passate sotto il sole aspettando una decisione del capo-clan, la polvere del deserto, la giungla madida di umidità, le baracche di latta e le ville abbandonate dai portoghesi in fuga, la curiosità di quelli a cui raccontava della lontana Polonia, la città di Luanda che piano piano si spopola rimanendo senz'acqua e senza elettricità. La descrizione dei portoghesi che imballano tutti i loro averi in enormi casse di legno, è splendida e onirica; sembra quasi di vedere questa "città di legno" che si popola mentre la "città in muratura" si svuota...commercianti, poliziotti, vigili del fuoco, spazzini, fornai, artigiani, postini...e alla fine anche i cani abbandonano la capitale al suo destino. Una lettura che non tratta certo argomenti spassosi, ma che scorre via piacevolissima per l'incredibile capacità di Kapuscinski di riuscire a descrivere e a trasmettere la SPERANZA, quel tenue barlume di umanità, amicizia, cameratismo che permette di sopravvivere anche alle peggiori avversità.

Come sbagliare 2 film su 2...

...annoiandosi a morte e avendo solo voglia di uscire dal cinema e tornare a casa urlando dal 72 barrato il proprio odio verso Hollywood.
Primo caso: Mangia Prega Ama, uno dei più grossi concentrati di banalità che abbia mai visto. Lentezza esasperante e deprimenti luoghi comuni mascherati da Grandi Verità a parte (va bene, la frase sul non aver paura di distruggere per poter ricostruire non è male, ma non è certo illuminante), come italiana ho trovato davvero imbarazzante il ritratto del romano doc che si fa nel film: fancazzista mano morta, dedito al dolcefarniente come filosofia di vita, vive in case sgarrupate e cadenti solitamente succube di mammina che, per carità è un'ottima cuoca, ma i cazzi sua non se li fa mai. Come cita guru Alessio, "meglio quando ci fanno passare tutti per mafiosi". Argentero - che per carità, sarà anche bono ma non basta - che ringrazia per la "paura" davanti al tacchino del Thanksgiving, è da brivido, nel senso che ti vengono i brividi alle mani dalla voglia di stracciare il biglietto del cinema e farne coriandoli in sala. Patetico anche Bardem che piange quando il figlio ventenne parte, per non parlare di Julia Roberts - davvero fastidiosa - che strafogandosi di pizza esalta la pummarola a discapito del girovita e ordina il menù in un romanaccio irritante. E vogliamo parlare del guru balinese sdentato che la mette a fare fotocopie? O di James Franco che le dice "Lascia che io senta la tua mancanza?" (brrrrrr) Era fin meglio quando dava la caccia a Spiderman per ciulargli la ragazza.
Comunque: non paga di sto mattonazzo ignobile che ha avuto come unico merito di farmi uscire dal cinema con voglia smodata di carboidrato al sugo, la sera dopo mi fiondo da perfetta ebete a vedere Fratelli in Erba, con Edward Norton che evidentemente aveva bisogno di soldi. La tenue fiammella di comicità iniziale, che si intravede quando una studentessa del gemello buono - professore di filosofia classica - gli decanta in perifrastica passiva reiterata il suo amore, si spegne dopo pochi minuti e il film si trascina inutilmente e stancamente, per fortuna solo per 1 ora e 40. La classica pellicola che non vuole dire nulla e che non lascia nulla se non la noia cosmica infarcita da momenti inutilmente trash e grotteschi del tutto inadeguati ed estranei alla vicenda. Mah.
Meno male che domenica scorsa avevo potuto rifarmi gli occhi con Inception che, senza star troppo lì a pensare se tutti i calci sono stati dati al momento giusto e al giusto livello di sogno, o se dal limbo del Watanabe si può scappare o meno, o se la trottola alla fine si ferma (io sono per il no, Nolan di solito è troppo cupo per un rassicurante happy end), è comunque un film elettrizzante con un bel mucchione di effetti speciali che contribuiscono a tenere l'azione sempre sul filo del rasoio. Leo è in perfetto Shutter Island-style (di nuovo tormentato per la morte della moglie che vaga, maligna presenza, nei meandri dei suoi sogni), ma nonostante gli altri nomi famosi del cast, ho trovato le loro figure quasi secondarie rispetto alla complessa vastità di questa vicenda in cui sogni e ricordi sono i veri protagonisti. Carina l'idea che il labirinto sia creato da una ragazza di nome Arianna e che nei sogni sia - giustamente - consentito esagerare, scegliendo di sparare con un bazooka piuttosto che con una ridicola pistolina da quattro soldi.

martedì 28 settembre 2010

Eclipse....Mamma Mia!

Cosí com’era detestabile e palloso il terzo libro di Twilight, cosí è ignobilmente pessimo e privo di qualunque tentativo di renderlo poco più che uno sfoggio di muscoli pompati, il terzo film, che mi sono incaponita a guardare fino alla fine sabato scorso dopo averlo interrotto per noia un tot di volte. La faccia abulica e totalmente inespressiva che Bella assume per tutta la durata del film è la cosa meno fastidiosa del patetico balletto fra licantropi e vampiri che si contendono a suon di canini la sua virtù. Edward, che poteva avere un certo fascino stracchinesco nel primo film, qui riesce solo a irritare per l’inutilitá estrema del suo personaggio che si anima solo negli slanci di gelosia più che giustamente attizzati dalla fidanzata che si sbaciucchia impertinente davanti a lui per poi dirgli “No, però amo di più te, tranquillo”. Davvero PATETICI i licantropi perennemente in jeans corti e pettorali al vento (casualmente la maglietta dell’unica donna-lupo del gruppo non si strappa durante la trasformazione!). Allora! Se vogliamo fare le cose come si deve strappategli pure i jeans e via! Le uniche scene movimentate di questo film dalla lentezza esasperante sono altresí ridicole e appena abbozzate per risparmiare sugli effetti speciali, in primis “l’allenamento” dei Cullen contro i baby-vampiri; tanto mi era piaciuta la partita di baseball in Twilight, tanto ho guardato narcolettica Jasper-dallo-sguardo-intelligente che insegnava ai fratelli a fare trappetta ai cattivi in arrivo.
Mamma Mia...
...invece, ecco, bello spettacolo...sempre a Milano come La Bella e la Bestia, sempre al Teatro Nazionale, sempre spropositato il prezzo del biglietto (67 carte in platea a metá sala). Avendo visto anche quello in lingua originale ho peró preferito quest’ultimo, non tanto per le traduzioni che erano in realtá davvero fedeli al testo, quando per una certa maggiore “dinamicitá” degli attori. Tolto che emulare la Streep che balla “Dancing Queen” sul molo sia pressochè impossibile, la Donna di questo spettacolo (etá probabile 65 anni) ha passato la quasi totalitá della canzone “Mamma Mia” ferma aggrappata a una porta in simil-posa-Eleonora-Duse anzichè scatenarsi sul motivo trascinante dello show. E che cavolo! Altro lato negativo, le voci degli uomini protagonisti, davvero nulla di speciale rispetto ai cantanti americani e financo a Pierce Brosnan che nel film sembrava stesse per esalare l’ultimo respiro da un momento all’altro (lato positivo, invece: Sam, almeno da lontano, assomigliava ad ALBERTO! :-)). Poi per caritá, musiche fantastiche, balletti ben coreografati, costumi zepposi terribilmente kitch e una Tanya esuberante come sempre, hanno fatto trascorrere due ore piacevolissime culminate in “Waterloo” cantata e ballata tutti in piedi. Nessun rimpianto per le 67 carte...anche perchè la passiata a ripa Navigli mi è piaciuta come la volta scorsa!

giovedì 16 settembre 2010

Koru

Siccome si sta avvicinando una data che mi suscita contemporaneamente agitazione ma scoppi di liberatoria ilaritá improvvisi, frustrazione da fallimento ma incredibile voglia di voltare pagina urlando un bel SUCA a n persone che considero alla stregua di rami secchi, vago senso di inkazzo residuo ma indifferenza imperante che si fa strada, la Paoletta (la mia consulente zen per i momenti di sfiga cosmici) mi ha cercato un talismano che simboleggi tutto quanto di positivo ci sará dal 27 settembre ore 11.00 a.m. (per tenerci larghi) in poi.
Eccolo:

Nuova Vita, Crescita, Forza, Armonia

Koru è il nome Māori dato al germoglio della felce della Nuova Zelanda denominata Ponga e simboleggia nuova vita, crescita, forza e pace.

Dalla forma arricciata, a spirale, questo germoglio si erge verso la luce, e simboleggia l’inizio di una nuova vita, all’insegna del bene e della speranza.

È un simbolo integrante nel tatuaggio e nella scultura Māori…lo troviamo infatti anche sotto forma di sculture in osso. Quando l'osso è portato sulla pelle, con il tempo assorbe colore. Per i Maori questo stava a significare che lo spirito del portatore entrava nel pendente. Quando qualcuno consegnava il proprio ciondolo a qualcuno, era bene che costui lo indossasse per un certo periodo di tempo in modo da infondere nell’oggetto anche una parte del proprio spirito.

Inutile dire che mi sono appena comprata una felce ENORME che cercherò di non uccidere assetandola...NON sarebbe un buon segno per il mio karma... :-)

I Libri Mai Finiti

Pietá è morta. No mezzi termini.
In ordine di abbandono:

1. Casino Totale, di Jean-Claude Izzo. Giunta fui fino al ritrovamento del cadavere martoriato di una ragazza che proprio non avrebbe dovuto morire invece, ecco. Non c’entrava nulla con la trama noir di base, perchè mai ha dovuto farla finire in quel modo? Chiuso il libro inkazzata nera e anche un pó disgustata. Peccato perchè lo stile non era malaccio.
2. Alfred&Emily, di Doris Lessing. Arrivata a malapena a pagina 12, richiuso, spento la luce e addormentata di botto. Ho avuto la mia fase “Doris Lessing” molti anni fa, quando avevo il mal d’Africa, e conservo un bel ricordo di Se gioventù sapesse, ad esempio. Ma ora che questa fase si è acquietata, trovo i suoi libri decisamente pallosi.
3. La Casa Nera, di Patricia Highsmith. Ma cos’è STA ROBA, esattamente? Il racconto più furbo parla di una che riparando un cesto di vimini trovato sulla spiaggia, si fa venire una crisi d’angoscia perchè non capisce come sia stata capace di riparlarlo cosí bene, vuoi mai che in un’altra vita fossi una riparatrice di cesti, oddio che ansia. Eeeeeeehhhhhhh??? Ma stiamo scherzando???? 12 euro buttati nel cess(T)o.
4. Il Gaucho Insostenibile, di Roberto Bolaño. Zzzzzzz...zzzzzzzz...zzzzz...zzzzzz...
5. La Vita Davanti a Sè, di Gary Romain. Maronna che palle...che lagna mortale, che barba totale! Lento oltre ogni dire e con personaggi a dir poco incredibili, ideati a parer mio solo per suscitare un pó di empatico pietismo per il protagonista. W Oliver Twist!
6. Trilogia della Cittá di K, di Agota Kristoff. Chiuso il libro nell’ennesimo punto trash zuppo di sangue e sbudellamenti, dopo essere passata a stento attraverso le pagine a base di pedopompini. Squallore&disgusto, peggio di Cecitá di Saramago che, se non altro però, pretendeva di avere una morale di fondo.
7. Breaking Dawn, di Stephenie Meyer. Oh, Signore. Tre libri erano giá decisamente troppi, figuriamoci quattro. Due sarebbero stati, forse, il giusto livello di sopportazione di melensi dialoghi del calibro di “ti amo”, “no, ti amo di più io”, “no, di più io”, “no, ho detto di più io”, e una trama deboluccia e stiracchiata con tagli mirati sulle scene d’azione che non sono proprio il forte della Meyer. Bella ci mette 3 libri per decidere a chi darla e in questo finalmente sceglie il vampiro che la mette subito incinta e nasce una femmina fra atroci dolori di mammá e poi, per Dio, ho smesso perchè non ce la facevo davvero più. E pazienza se resteró con l’atroce incognita di come va a finire la storia.
8. L’Ospite, di Stephenie Meyer. Oh, Signore. Non paga di essermi tritata i maroni con i 4 mattonazzi di Twilight, in una botta di sfiga decido di comprare sta MERDA. Arrivo a stento alle prime 20 pagine, poi ho voglia di usare il libro al posto della carta igienica.
9. Ogni Cosa E’ Illuminata, di J.S.Foer. Stranissimo caso di film STUPENDO e libro ORRIPILANTE. Assurdo, delirante, crudo e sessualmente deviato. Lo sceneggiatore che è riuscito a tirar fuori da sta mostruositá ignobile quel capolavoro dolcissimo e intenso che era il film con Frodo occhialuto, è un GENIO. La scena della patata (“...non avete nulla senza carne?”) rasenta i limiti dell’Estetica Perfezione.
10. Eragon, di Christopher Paolini. Niente da fare, sono cresciuta. Peccato. Addio draghi :-(

Questi 10 solo per cominciare...

lunedì 13 settembre 2010

Jack

Jack è un sedicenne americano come tanti, quindi con bagaglio di genitori divorziati al seguito, madre che cambia amante (trovandone sempre uno più strambo dell’altro) spesso e volentieri, problemi ormonali a palla, problemi scolastici e problemi con le ragazze, a cui un giorno il padre confessa di essere gay. Apriti cielo. All’improvviso il “segreto” è sotto gli occhi di tutti, compaiono le scritte “finocchio” sull’armadietto della scuola, arrivano le prese in giro dei compagni e la sensazione di essere additato e messo in disparte per “colpe” non sue. Ma scopre anche che il padre della più bella della scuola è altrettanto gay, e questo lo avvicina alla ragazza riuscendo alla fine a conquistarla, che quella che riteneva essere la sua famiglia perfetta – quella di Max, il suo migliore amico – in realtá è molto peggio dell’abbozzo della sua, che Max stesso è comunque sempre dalla sua parte e non lo ghettizza affatto, e di non aver perso il suo tocco magico a basket, diventando anche l’eroe della scuola dopo una partita grandiosa.
E alla fine imparerá a convivere con i gusti paterni tollerandone il di lui compagno, Bob, quando capisce che la vita è fatta di scelte, difficili a volte, e che entrambi i suoi genitori – che fra l’altro riescono finalmente a riappacificarsi nel momento in cui si trovano a dover fronteggiare un’emergenza comune – le hanno appunto fatte senza però mai smettere di volergli tutto il bene possibile.
Il romanzo “di formazione” è MOLTO divertente. Scritto in prima persona, è un continuo succedersi di micidiali battute botta-e-risposta fra Jack e i vari personaggi (il padre iperapprensivo, la madre sklerata, il suo ultimo compagno new-age e soprattutto l’acido istruttore di guida...le parti relative alle lezioni su strada raggiungono l’apice della comicitá) e, a parer mio, gli si perdonano alcune ingenuitá, in primis il fatto che Jack si esprima e talvolta agisca come un ragazzo molto più maturo dei suoi 16 anni.
Max in particolare, pur essendo una macchietta, ha alcuni atteggiamenti deliranti/psicotici davvero comici, senza contare le parti in cui viene descritto mangiare in quantitá industriale qualsiasi porcheria gli capiti sotto tiro (inclusi gli avanzi addentati altrui, disgustoso).

mercoledì 8 settembre 2010

Alberta&British Columbia - No rush...

Chi come me è innamorato di “La Febbre dell’Oro” di Chaplin, in un posto come Stewart avrebbe raggiunto il Nirvana. Il drugstore, una panetteria/dolceria, un caffè, l’imperdibile museo del tostapane (!), il Ripley Creek Inn in legno scricchiolante, il liquor store e un’unica strada centrale su cui tutto questo si affaccia. E per lo meno questa è asfaltata. Il paese gemello in Alaska, Hyder, ha ancora lo sterrato. Fantastico.
Stewart e Hyder sono state il top, il culmine assoluto, l’apoteosi dello spettacolare viaggio in Alberta e British Columbia di quest’estate, viaggio fatto di paesaggi dall’incredibile bellezza finora solo agognati sospirando su una foto.
Tutto il resoconto – per altro noiosissimo – giorno per giorno si trova sul sito di turistipercaso (http://turistipercaso.it/canada/59675/alberta-e-bc-20-giorni-into-the-wild.html), mentre alcune foto sono in http://community.webshots.com/user/chisky ...ma una cosa vorrei invece raccontare qui...la sensazione atavica di PANICO inteso come MERAVIGLIA misto a TERRORE di fronte a certi spettacoli della Natura. Come la prima volta che ho visto un’eclissi totale, ad esempio. La sensazione “sono fottuto” come primo, irrazionale pensiero che attraversa la testa, ma è un “sono fottuto ma muoio alla grande” col cuore che scoppia per lo stupore di aver visto qualcosa di troppo grande per i nostri occhi e per i sensi che fino a quel momento non avevamo allenato a percepire la Grandezza Assoluta. Prima di arrivare a Stewart...guidavo io...svolto una curva e...BAM...il cuore si ferma...una lingua di ghiaccio ENORME, di fronte a noi, che scendeva a un pelo dalla strada e formava un lago dall’inquietante color caffelatte che il vento corrugava sospingendo le onde verso di noi. “Sono fottuta”. Quando ho ripreso a respirare mi son accorta di aver fermato la macchina e di essere scesa cercando – e non è un modo di dire – di credere ai miei occhi. Non avevo mai visto una massa di ghiaccio di quella portata a due passi, senza preavviso, e sí che la Lonely avvertiva che il Bear Glacier scendeva fino a livello della strada. La forma tortuosa che si snodava dalla montagna lo rendeva dinamico, sembrava una colata azzurra in movimento pronta a sommergere il lago e a colmare in una frazione di secondo il piccolissimo divario che restava fra la riva e la nostra macchina. “Sono fottuta ma muoio alla grande”.
E poi...vi è mai successo di guardare qualcosa con i vostri veri occhi e di fissarlo come un’ebete pensando di vederlo comunque attraverso uno schermo? Cioè di avere la sensazione di non essere lí davvero perchè, di nuovo, lo spettacolo a cui state assistendo è troppo per i vostri neuroni oltremodo provati dal grande fratello? A me è successo con gli orsi, dal primo, beccato per caso mentre ci attraversava la strada, all’ultimo, che nuotava placido nel fiume pescando a zampate qua e lá un salmone distratto. E guardandoli attraverso l’occhio della macchina fotografica la sensazione peggiora. Inquadri, scatti, guardi la foto sul display, fa schifo, la cancelli, inquadri di nuovo, scatti di nuovo, guardi la foto, la ritieni accettabile, inquadri di nuovo...e alla fine, quando ti imponi di osservare il grizzly con i tuoi veri occhi e di piantarla lí con ste foto che tanto stai facendo di merda perchè sei un’idiota e non ti sei portata il 400 mm, ti sembra di guardare Superquark (ahimè senza Alberto), puntata plantigradi. E poi l’orso si allontana e tu non ti rendi neanche conto di averlo visto davvero. Ma una cosa invece ho SENTITO, meno male che gli altri sensi riescono a sopperire, e questa la ricorderò finchè campo semplicemente chiudendo gli occhi. C’è stato un istante, uno solo, in cui la grizzla con tanto di cucciolo mi ha FISSATA. Ed eravamo talmente vicine (io me ne stavo bella tranqua sulla passerella in alto, no risk) che ho sentito il suo respiro. Come quella volta che ero talmente vicina a un delfino da sentire il suono dallo sfiato quando è emerso dall’acqua scivolandomi accanto. Ecco, anche solo per questi suoni, e queste frazioni di secondo senza tempo, è valsa la pena andare in quell’angolo sperduto di mondo.
Mi piacerebbe RICORDARE tutto questo quando il casino della quotidianitá si fará stressante e/o quando mi lamenterò per cazzate come mio solito. Buoni propositi per l’anno “nuovo”...

"...I am here in the essence of Nature. So until we meet again, live life to its fullest for we are here but a little while."

domenica 29 agosto 2010

Il segreto dei suoi occhi

Questo libro è BELLISSIMO.
E potrei finire qui la recensione perchè davvero, non c'è altro da dire.
Però continuo.
Appassionante, coinvolgente, commovente, con personaggi REALI e UMANI come non mai, riflessioni sull'Amore fatte dal protagonista a cui questo sembra negato, riflessioni sulla vita, fatte dalla vittima a cui la Vita stessa ha tolto all'improvviso tutto quanto di bello gli aveva in un primo tempo donato, ingiustizie da far gridare vendetta, pezzi di bravura unici come non leggevo da tempo. E scatta in uno dei primi posti in vetta alla classifica "I Miei Preferiti!”

"[...]"Ma" è la parola più stronza che conosco [...] "Ti amo ma...", "Si potrebbe ma...", "Non è grave ma...", "Ci ho provato ma..." Si rende conto? Una parola di merda che serve solo a far esplodere quello che era, o che avrebbe potuto essere, ma non è."

"In questo preciso istante questo ragazzo sta entrando in un tunnel senza fine da cui probabilmente non uscirà più per il resto della vita. [...] Ero triste, ma cos'era di preciso che mi intristiva? [...] Mentre osservavo il volto atterrito del ragazzo [...] credetti di capire che talvolta a commuoverci, nel dolore altrui, è la paura atavica che quel dolore tocchi anche a noi."

"Ero quasi riuscito a dare un nome a quello che avevo provato ascoltando Morales. Era invidia. L'amore vissuto da quell'uomo mi risvegliava un'enorme invidia, al di là della pietà suscitata dalla tragedia in cui alla fine era naufragato. "

Adorabile. Adorabile la figura di Benjamin Miguel Chaparro, il vice-cancelliere protagonista del libro che parla in prima persona del delitto apparentemente irrisolto risalente a 25 anni prima e del quale si era occupato insieme al fidato aiutante Pablo Sandoval (un MITO, uno dei personaggi più riusciti di cui abbia mai letto, non esagero, la trappola in cui fa cadere l'assassino è semplicemente geniale, da applaudire!), adorabile l'amore perpetuo di Ricardo Morales, il marito della donna uccisa che scruta i passanti da anni alla ricerca del suo assassino, adorabile il modo in cui passato e presente, romanzo vero e romanzo scritto da Chaparro per ricordare e raccontare la vicenda si incrociano, narrando poco per volta sia il delitto e le indagini successive, sia la vita del protagonista, complicata e affascinante al tempo stesso.
Oscar per il miglior film straniero di quest'anno, il film tratto da questa meraviglia non credo che comunque entrerà nella mia cineteca; temo troppo la delusione che una trasposizione cinematografica del Libro con la Elle Maiuscola mi possa dare (vedi "Sostiene Pereira", quand'è che la moglie di Benigni si dedicherà unicamente ai fornelli?).

sabato 28 agosto 2010

Sei donne e un libro

Il commissario De Vincenzi, nonostante le indubbie capacità logiche e deduttive che gli sono proprie, diciamolo, è davvero uno snob antipatico dai modi altezzosi e spesso insolenti. Ma i romanzi di De Angelis, ambientati nella Milano degli anni '30, hanno un gusto retrò particolare, nostalgico quasi, un pò Signorina Felicita, un pò salotto di Nonna Speranza e vaghi echi gozzaniani. Ai giorni nostri fa tenerezza leggere di "gentiluomini" o "gran signori" che fanno il baciamano a "nobildonne altere" che mai uscirebbero di casa senza cappellino a veletta e ombrellino, oppure di "garzoniere", "tramvai", "vene jugoulari", o ancora leggere una lettera del commissario stesso alla sua cara "mammetta" rimasta in Val d'Ossola con la domestica e il cane mentre lui lavora in città guardato a vista dalla sua vecchia balia che lo accudisce ("Antonietta, preparami i vestiti, preparami il bagno!"). Reminescenze a parte, la trama regge intrigante anche in questo romanzo datato 1936 che ruota attorno a un misterioso libro dai toni erotici (oddio! scandalo!) scomparso da una liberia antiquaria e i personaggi si susseguono ben delineati nell'aspetto (notevoli le descrizioni delle 6 donne protagoniste) e nel loro muoversi attraverso le pagine. L'assassinato è un primario ex-senatore donnaiolo convinto e quindi si sta dalla parte dell'assassino fin dalla scoperta del cadavere, quasi si vorrebbe un finale con De Vincenzi che intuisce ma perdona e lascia fuggire...

Augusto De Angelis nacque a Roma nel 1888 e svolse l'attività di giornalista e scrittore durante il fascismo [...] Egli riuscì a creare, nonostante le strette maglie della censura fascista su questo genere letterario (tra cui l'obbligo di adottare nomi stranieri per i personaggi che si rendevano colpevoli di qualche delitto e quello di non rappresentare suicidi), una figura di poliziotto svincolata sia dai modelli anglosassoni sia dai modelli che in qualche modo potevano richiamare le 'maniere forti' care al regime [...] De Angelis [...] dopo l'8 settembre del '43, a causa di una delazione, venne arrestato col l'accusa di antifascismo. Segregato nel carcere di Como ne uscì solo dopo alcuni mesi assai malconcio e debilitato. Tornato a Bellagio, dove risiedeva, ebbe la sfortuna di incontrare la donna che lo aveva denunciato, la quale, avendo visto in che condizioni versava attualmente lo scrittore, tentò goffamente di scusarsi. De Angelis le disse di lasciar perdere in quanto ormai 'acqua passata' ma questo provocò il fraintendimento del fidanzato 'fascista' della donna che, interpretando come un affronto la discussione fra i due, lo picchiò selvaggiamente con calci e pugni fino a provocarne la morte dopo pochi giorni, precisamente 18 luglio del 1944. La figura del commissario De Vincenzi finì così nel dimenticatoio almeno fino ai giorni nostri, eccezzion fatta per una breve riscoperta negli anni '70 grazie all'interpretazione del commissario fatta dal grande Paolo Stoppa in una serie televisiva della Rai basata su tre romanzi di Augusto De Angelis (Il candeliere a sette fiamme, L'albergo delle tre rose, Il mistero delle tre orchidee).

giovedì 5 agosto 2010

Toy Story 3

Definito il film del 2010 che più ha fatto piangere I MASCHI – Metá in primis – questo assoluto ed ennesimo capolavoro della Pixar commuove davvero sul finale, perchè parla di crescita, di abbandono dei giochi, di bellissimi ricordi ad essi associati e di amicizie che non si spezzeranno mai. E fa tornare con la mente a quando eravamo noi ad essere abbracciati nel letto al nostro orsacchione preferito che ci proteggeva dal buio...ma chissá che fine avrá fatto ormai.
Questa è la riprova che un sequel può essere anche migliore dei precedenti quanto le idee ci sono e la tecnologia supporta anzichè tentare di sopperire a una trama scadente. Umani che sembrano attori veri – splendida la bimba figlia della maestra - e giocattoli dalle movenze ultranaturali si incontrano in un asilo-lager dove imperversano, oltre all’orsacchione falsamente amichevole che è il capo della banda, figure inquietantissime come la scimmia-guardiano e il cicciobello-bodyguard o il trendyssimo Ken dall’incedibile guardaroba (“Non sono un giocattolo per bambine!!!”).
Buzz che swiccia in modalitá ispanica e chiama Woody “el vaquero” fa semplicemente MORIRE dalle risate, mentre un po’ patetico il doppiaggio di alcuni personaggi, il telefono-Gerry Scotti o, ancora peggio, il clown triste-Giorgio Faletti, mamma mia...erano quasi meglio i calciatori di Shaolin Soccer.
Il solito 3D utile solo a far intascare 10 euro al cinema si può tranquillamente lasciar perdere, godendosi questa meraviglia a tutto tondo banalmente ma entusiasticamente in due dimensioni.

mercoledì 4 agosto 2010

The Box

Il regista di Donnie Darko e il trailer dai toni frenetici e incalzanti mi hanno spinta a tentare la sorte andando a vedere questo filmaccio che con Donnie ha poco da spartire, se si esclude una vaga atmosfera onirica in alcuni scene dai toni mistico-esoterici che mixano fantascienza marziana a purgatori danteschi. Lungi dal rinfocolare il mistero della vicenda, questi “spezzoni” cuciti un po’ alla rinfusa secondo me la appiattiscono confondendo inutilmente uno spettatore giá dubbioso su n punti: un tizio orribilmente sfigurato che dice di essere il dio dei fulmini (!) ti piomba in casa con un pulsantone e un milione di dollari cash e tu lo fai entrare bella tranqua chiedendogli semplicemente “ma lei, per chi lavora?”. Oppure: hai appena scoperto che la Nasa ha usato la tua domanda di ammissione come astronauta – su cui puntavi tutta la tua carriera – per pulire il cesso del Viking e la sera cosa fai? Vai bello tranquo a teatro e poi torni a casa a smontare il pulsantone anzichè dire a tua moglie che come minimo è una pazza psicotica per aver solo concepito l’idea di ammazzare qualcuno e tenersi i soldi. Oppure ancora: da qualche giorno a questa parte tutti quelli che ti rivolgono la parola hanno lo sguardo ebete fisso in un punto all’infinito, biascicano cose senza senso e dopo un po’ iniziano a sanguinare dal naso...ma...e porsi qualche domanda? Oppure ancora: come si giustifica il sicuramente astronomico compenso che avrá ricevuto la Cameron Diaz per mostrare irrevocabilmente la stessa, depressissima, angoscia(n)tissima faccia per tutta la durata del film? Era senza dubbio più espressivo Frank, il coniglio gigante.
Mi piacerebbe ora oltremodo leggere il racconto di Matheson (http://en.wikipedia.org/wiki/Button,_Button_(The_Twilight_Zone)) da cui è stato tratto il filmaccio e vedere quanto è stato deturpato. Donnie e i suoi wormhole restano imbattuti.

mercoledì 28 luglio 2010

Paradise!


Questo e' il posto piu' bello del mondo!

venerdì 23 luglio 2010

Zucchini ripieni ultralight...

...per Meta' malaticce e/o per diete improvvise e/o perche' ti hanno rifilato DIECI CHILI di zucchini ("dai, che sono appena colti, sono sani, non hanno anticrittogamici, con la fatica che ho fatto a bagnarli...", "minkiaaaaaaaaaaa, basta, va bene, li prendo") che non sai come fare.

Ingredienti per 2 persone:
- 10 CHILI di zucchini
- 1 scatoletta di tonno sott'olio
- 1/2 cucchiai di parmigiano
- olio

Preparazione:
Scherzo, non ne servono 10 kg, diciamo che per due persone potrebbero andar bene anche solo 4 zucchini di media grandezza, si devono tagliare a meta' e poi ancora a meta' ma stavolta per il lungo, quindi direi che 16 porzioni sono sufficientemente abbondanti, specie se servite come contorno e non come piatto unico.
Prima cosa, farli bollire in acqua salata 6-7 minuti oppure cuocerli al vapore finche' sono morbidi ma non troppo sfatti. Poi si procede al taglio come indicato sopra e quindi si scava con un cucchiaino la polpa da ogni meta' della meta' per frullarla insieme al tonno e al parmigiano.
Si riempiono gli zucchini con questo composto e li si schiaffa in forno preriscaldato a 200 gradi per 15 minuti circa, cospargendoli con un filo d'olio.
Si noti altresi' come le ricette che posto io siano sempre di una difficolta' incredibile [N.d.A.]

L’ultima corsa per Woodstock

Ma veramente un BRUTTO libro. Innanzitutto l’ispettore Morse, il protagonista, è ODIOSO. Sí, va bene, anche a Montalbano saltano i nervi e spesso e volentieri dá prova del suo umore nivuro aggredendo il prossimo per futili motivi, ma questo cafone di carta qui lo fa ogniqualvolta si rende conto di essere un incapace e di aver preso una strada sbagliata nel corso dell’indagine, cioé quasi sempre tranne che nelle ultime 10 pagine. Puah. La trama è banalotta e verte sull’omicidio di una mignottella spocchiosa – e detestabile pure lei – abbandonata poi nel posteggio di un pub con i vestiti strappati e il cranio fracassato da una chiave inglese. Costei e un’amica misteriosa perdono l’ultima corsa del bus del titolo e sono costrette ad accettare un passaggio da altrettanto misterioso automobilista per arrivare a Woodstock in tempo per un misterioso appuntamento. Ne’ l’automobilista ne’ l’amica si fanno avanti quando viene scoperto il cadavere e qui parte l’indagine per scoprire chi siano costoro e se siano coinvolti o meno nella misteriosa faccenda.
Le spalle – per altro costruite con poco spessore e carisma nullo – che girano attorno all’ispettore dal nome in codice sono il sergente Lewis, essenzialmente uno sfigato che deve subire ordini e scatti di nervi del capo, le amiche della mignottella (pensa un po’...sono antipatiche, scarsamente collaborative e un po’ zoccole pure loro), un paio di professori universitari, di cui uno in particolare non si capisce l’utilitá ai fini della narrazione, e la moglie di uno dei due.
Pagine e pagine di inutili divagazioni sulla statistica (lo scrittore e' un matematico) toccano il livello di noia massima che posso sopportare leggendo un libro. Sconsigliatissimo.

giovedì 15 luglio 2010

Voglia di stare all’aperto ...

...senza però arrivare fino a pianpautasso:-)

Pollion
Driin driin … aprono, si entra e ci si ritrova in mezzo al verde.
Menù fisso: 12 (mi sembra di ricordare) tranci, a testa, di pizze diverse ai fiori di zucchina, peperoni e acciughe, lardo, speck & fontina, salsiccia, etc… per concludere col dessert … sempre pizza, ma stavolta nutella e poi marmellata (o viceversa, non ricordo bene l’ordine).
Prima del dolce propongono un bis a scelta tra una delle pizze salate, dopo marmellata e nutella ripropongono un bis dolce, ma quasi nessuno alza la mano perché ci si sente davvero PIENI .
E il tutto a … 15 euro, bevande incluse.

Dati identificativi di ‘sta GODURIA:
La Vigna
Via Montelimar 45/a - Rivoli
Tel. 011/95.32.668

Prenotare almeno con una settimana di anticipo, specificando Menù Pizza + all’aperto.

Robi & consorte
… abbiamo mangiato all’aperto, su un tavolo di pietra con un soffitto di foglie di vite. Le zanzare non si sono fatte sentire, l’atmosfera era rilassante … pareva di mangiare a casa di amici:)

Rambos
.. quando si prenota e si chiede di stare all’aperto SPECIFICARLO più volte e aggiungere che si viene apposta da Torino per rincarare la dose

mercoledì 14 luglio 2010

Il Re dei Giochi

“La tua libertà finisce dove inizia quella degli altri” – mi sembra promettente, in linea di principio...

Deludentissima terza prova del Malvaldi che nonostante la divertentissima parlantina toscana che gli è congeniale e che rappresenta il meglio della lettura, tira fuori un romanzo scialbo dalla trama inaspettatamente banale. Marco...ma che è successo? La paternità ti ha dato alla testa?
I 4 attempati frequentatori del BarLume, lungi dall’essere i sarcastici vecchietti dei libri precedenti, risultano 4 vecchiacci insopportabili, scrocconi, ficcanaso e inopportuni che ho scoperto detestare a ogni loro apparizione; il barRista Massimo un insofferente alienato 40enne che passa le sue serate da single alla playstation (e speriamo per lui che in un eventuale prossimo libro nasca almeno una storia con la nuova aiutante); gli altri personaggi, banali spalle di contorno con pochissima incisività sulla narrazione.
Alcuni passaggi noiosissimi: la spiegazione sulla statistica di Massimo dura pagine intere e ti domandi in più punti dove voglia andare a parare (da nessuna in particolare, si scoprirà con disappunto alla fine), la sua filippica contro la chiesa cattolica, per quanto assolutamente condivisibile (“[...] il motto della religione cattolica è: “non fare agli altri quello che non vorresti fosse fatto a te”, che peró spesso diventa: “tratta gli altri secondo i tuoi parametri di giudizio” [...] quindi, estremizzando, ti importa una sega di quello che pensano gli altri: quello che va bene a te deve andare bene anche a loro.”), salta fuori dal nulla senza apparenti motivi e anche in questo caso va avanti per pagine e pagine.
Pazienza, se uscirà mai un nuovo romanzo val comunque la pena riprovarci ancora una volta perchè La Briscola in 5 e Il Gioco delle 3 Carte sono stati davvero dei pezzi di bravura, divertentissimi e spigliati, quasi dei Camilleri in toscanaccio.

venerdì 9 luglio 2010

Riso patate e cozze

Questa ricetta arriva direttamente dalle capaci mani della mamma di Paoletta, nostra Guru spirituale per le MERAVIGLIOSE orecchiette al sugo homemade!

Dosi per 6 persone:
1.5Kg cozze nere
1 kg di patate di cui 2 grosse
1 tazza piena di riso a persona
prezzemolo, aglio & cipolla
parmigiano grattugiato
salsa q.b.
pepe, origano

Preparazione:
Mettere da parte due patate grosse. Lavare e raschiare le cozze nere. Aprire le stesse e scolare l’acqua salvandola a parte. Le cozze vanno lasciate attaccate. In un tegame rettangolare mettere la cipolla tagliata sottile, l’aglio a pezzetti, il prezzemolo tritato e le patata tagliate a spicchi grossi a formare uno strato. Disporvi le cozze già aperte. In una casseruola mettere il riso crudo, coprirlo d’acqua e spruzzarlo sulle cozze. Filtrare l’acqua delle cozze ed aggiungere 2-3 cucchiai di salsa, un aglio schiacciato e 50-70gr di olio e mescolare. Spargere sul riso, la cipolla tagliata sottile, il prezzemolo, l’origano, il pepe e con un mestolo l’acqua delle cozze già condita, lasciando da parte un paio di mestoli. Spolverizzare il formaggio. Tagliare le due patate grosse messe precedentemente da parte a fette sottili e ricoprire il riso. Spruzzare il pepe macinato, il formaggio e l’acqua delle cozze già condita e resa più densa da qualche cucchiaio di salsa. Cuocere sul fornello a fiamma media per 20-25 minuti col coperchio. Passare al grill per pochi minuti prima di servirla in tavola.

giovedì 8 luglio 2010

Emporio Mille900

In un dehor SPLENDIDO nel parco della piazza fra via dei Mille e via Accademia Albertina di cui non so il nome (potrebbe essere piazza Cesare Balbo?) abbiamo mangiato decisamente bene - seppur non in maniera memorabile - nel panico piu' totale dei camerieri, nonostante non ci fosse poi un gran pienone. Primo, si erano persi la mia prenotazione, cosa alquanto fastidiosa visto che era il compleanno di Meta' e ci tenevo a offrire io facendo financo bella figura. Pazienza, un tavolo per 2 e' stato rimediato al volo. Secondo, hanno sbagliato vino e quello che credo sia il padrone del locale ha abbozzato un poco credibile "Ah, non vi avevano avvertiti che quello scelto da voi era finito?" (pagliaccio). La stessa sorte temo sia capitata al mio antipasto, che ho l'impressione abbiano confuso con un altro appartenente al menu' di pesce che non avevo scelto...anche in questo caso, pazienza, era buono e l'ho gradito molto. Infine, 3 ore seduti a tavola ad aspettare 20 minuti abbondanti anche solo un semplice caffe', per me sono decisamente troppe. Stranissimo, comunque, per un locale non certo alle prime armi.
Disordini a parte, il menu' "territorio" (27 euro) consisteva in peperoni farciti non male, focaccine con erbette, langaroli al pomodoro, un ottimo arrosto che si scioglieva in bocca e per dolce una torta con crema alo zabaglione. Il mio misterioso antipasto aveva invece una fetta di salmone, una mousse di - credo - merluzzo - e peperoni con bagnetto verde; ho preso poi il filetto di tonno che non era male anche se forse un po' troppo cotto in alcuni punti e la torta Mille900, alla quale preferisco pero' la famosa "900" di Ivrea. Con 2 caffe' e una bottiglia di vino ho speso 77 euro in 2.
Il ristorante vale comunque sicuramente una seconda visita, magari invernale, non foss'altro per assaggiare qualche altra proposta dell'interessante menu'...sperando di trovare pero' meno confusione a livello gestionale.

http://www.tripadvisor.it/ShowUserReviews-g187855-d1817541-r69727180-Emporio_Mille900-Turin_Torino_Province_Piedmont.html

martedì 6 luglio 2010

Bambini nel bosco

di Beatrice Marini

È un romanzo per ragazzi … io l’ho letto tutto di un fiato ed è già da un bel po’ di tempo che non sono più una teen.
Nella Base crescono i bambini senza ricordi e memoria, gli Avanzi e i Dischiusi … gli Avanzi, a volte, sentono riaffiorare un coccio, frammento della loro vita passata. Tom, uno degli Avanzi, trova un libro di fiabe e comincia a leggerle ad alta voce agli altri.
E queste PAROLE danno inizio all’AVVENTURA … un’esplorazione al di là della Base, ma anche dentro ogni bambino che svela un microcosmo di curiosità, gioia, tristezza, speranza, dolore. Davvero troppo carino :-)

mercoledì 30 giugno 2010

L'albero dei giannizzeri

Esattamente come il primo che ho letto, “Il serpente di pietra”, questo romanzo di Jason Goodwin ambientato a Istambul nel 1830, comincia bene e poi si perde nei meandri tortuosi e olezzanti delle vie stambuliote. Si ha l’impressione che un sacco di pagine avrebbero potuto essere risparmiate nel raccontare una vicenda che tutto sommato non è poi cosí cervellotica: un pazzo esaltato vuole ripristinare l’estinto ordine dei giannizzeri rovesciando il potere del sultano, colpevole di essere troppo aperto ai rapporti con l’Occidente. Punto. Il tutto si intrica terribilmente con le tracce che questi giannizzeri scampati alla strage di alcuni anni prima spargono per la città, uccidendo alcuni, nascondendosi ad altri, stringendo legami che non si capisce bene perchè si stringano, radunandosi in luoghi “sacri” che l’eunuco protagonista (non l’ho trovato particolarmente carismatico nel primo libro e l’impressione è confermata) cerca come un pazzo correndo qua e lá fra gnokke cosmiche – destino infame – danzatrici del ventre, valletti, cortigiane, altri eunuchi tarpati in maniere allucinanti, ambasciatori che portano pene, altrochè, la mamma del sultano (troppo antipatica!), il sultano stesso (antipatico anche lui e pure ciccione laido).
Mi ripeto: esattamente come il primo romanzo, questo si può leggere se si è innamorati dell’aria del Bosforo; essendo stata da poco a Istambul e avendone amato i colori e i profumi nonostante l’inverno, ho apprezzato il riconoscermi in alcuni dei luoghi descritti cosí com’erano nel 1800...ma nulla più. Direi basta libri di Goodwin.

mercoledì 23 giugno 2010

Una favoletta di Italo Calvino – Marzo 1980

Fonte “Patria 1978-2008”, Enrico Deaglio

cut&paste dalla fonte …

“C’era un paese che si reggeva sull’illecito…”, e, dopo aver passato in rassegna gli effetti della corruzione, del gangsterismo, della violenza politica e la loro saldatura in un sistema stabile e compatto, racconta di una pur sempre numerosa categoria di cittadini “cui non si sapeva quale ruolo attribuire: gli onesti. Erano costoro, onesti non per qualche speciale ragione (non potevano richiamarsi a grandi principi, né patriottici, né sociali né religiosi, che non avevano più corso); erano onesti per abitudine mentale, condizionamento caratteriale, tic nervoso. Insomma, non potevano farci niente se erano così, se le cose che stavano loro a cuore non erano direttamente valutabili in denaro, se la loro testa funzionava sempre in base a quei vieti meccanismi che collegano il guadagno al lavoro, la stima al merito, la soddisfazione propria alla soddisfazione di altre persone.[…] Dovevano rassegnarsi all’estinzione?”

No, conclude la favola di Calvino: “la contro società degli onesti forse sarebbe riuscita a persistere ancora per secoli, in margine al costume corrente, senza altra pretesa che di vivere la propria diversità, di sentirsi dissimile da tutto il resto, e a questo modo magari avrebbe finito per significare qualcosa di essenziale per tutti, per essere immagine di qualcosa che le parole non sanno più dire, di qualcosa che non è stato ancora detto e ancora non sappiamo cos’è”

Non aprite quella porta …

…e mi riferisco a quella del ristorante-pizzeria La vucciria in corso XI Febbraio a Torino!!!!
Le leccornie descritte sul sito http://www.avucciria.com/ mi avevano ispirato un sacco …tutta colpa, come al solito, delle ASPETTATTIVE: sono andata lì convinta di trovare a spadellare Adelina, quella di Montalbano … ed invece l’unica cosa che mi ha ricordato vagamente il mare è stato il SALATO del primo piatto Pasta cu piscispata e miliciani seguito da Carpaccio di'nciovi, piscispata e tunnù.

Quantità abbondante, ma qualità davvero SCADENTE … iacsssss:(

lunedì 21 giugno 2010

A-Team

No, vi prego, il carro armato volante che si sposta a colpi di cannonate NO!!!! Era fin più credibile Prince of Persia, tutto detto...
Il filmaccio remake del mitico telefilm padrone assoluto dei miei sabati sera adolescenziali (sí, lo so, sono un’alienata) è un’accozzaglia di esplosioni pirotecniche, voli improbabili, battute ritrite, scazzottate da bar, militari corrotti, vecchie fiamme che ribrillano. Nulla di particolarmente nuovo sotto il sole, insomma, ma nonostante la semplicità dell’intreccio e l’assurdità esageratamente americana delle scene d’azione, comunque, un paio d’ore di risatine di gusto vengono strappate e a me personalmente ha fatto piacere rivedere sul grande schermo i fantastici 4, anche se non i pezzi originali.
Su Liam Neeson, in particolare, ero partita prevenutissima; l’ennesimo attore, a parer mio, decisamente sopravvaluato che possiede in realtà al massimo un poker di espressioni facciali, ma che tutto sommato invece non sembrava troppo a disagio nei panni dell’intramontabile colonnello Hannibal Smith. Forse un po’ troppo allegro e amicone di Murdock (nel telefilm lo detestava trattandolo malissimo), il personaggio di P.E., interpretato dall’ennesimo rapper spesso come un armadio a 2 ante...nel telefilm era un tipo stra-burbero, qui lo si vede anche ridere, orrore! Sberla era interpretato non male da un Bradley Cooper charmant come l'originale ma un po’ troppo palestrato (secondo me lui ha dato il meglio – anche esteticamente parlando – in “La verità è che non gli piaci abbastanza”) che mette spesso e volentieri in mostra il tripudio di addominali scolpiti anche senza motivi apparenti, mentre Murdock – il mio preferito – era Sharlto Copley di “District 9”, azzecatissimo e sufficientemente fuori di testa, volo rovescio in elicottero e in C-130 a parte, davvero scene di una demenzialita' micidiale.
Ah, fra parentesi sono andata a vederlo di sabato sera.